Racconti 1
Autore: Capuana, Luigi - Editore: Salerno Editrice - Anno: 1877 - Categoria: letteratura
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In quei giorni Fasma era stranamente inquieta, senza ragione. - Ho un cattivo presentimento - diceva. - Deve accadermi qualche cosa di male; lo sento aleggiare d'attorno ... Non so ... - Dorme bene? - le domandò il dottore venuto, come soleva, per una visita amichevole. E sorrideva, guardandola maliziosamente. - Oh, no, no! - ella disse diventata di foco nel viso. - Come sono impertinenti questi dottori! - Allora il dottore, cavato di tasca il taccuino, si mise a scrivere una ricetta sul ginocchio, scrollando la testa: - Tutte pari le donne! Di che arrossiscono? Ecco un pudore sprecato! - Oreste approvava: - Il mio sospetto coincide per l'appunto col suo. Mia moglie, da un paio di settimane, è piú nervosa del solito; e non vuol dir poco! Io mi ci arrabbio. La colpa in gran parte ricade su lei; mangia meno d'una formica -. Il dottore, ripreso il polso di Fasma, strizzava gli occhi, per concentrarsi meglio: - Normale, normalissimo -. A un tratto lo sentí agitare violentemente, per alcuni secondi. - Che pensa in questo momento? - Nulla. - Il polso la tradisce -. Fasma ritirò vivamente il braccio. - Le ho fatto paura? Si mise a ridere anche lei. - Paura? Perché? Non vuole persuadersene? Sono quei brutti presentimenti ... Stupidaggine, lo capisco; ma come vincerla? - Non si affatichi - disse il dottore, ridendo. - Andrà via da sé, fra nove mesi, come l'altra volta -. Per tutta la settimana Fasma non permise che suo marito stesse a lungo assente da casa. - Gli affari? Possono attendere -. Oreste non avrebbe voluto farle dispiacere, ma queste ubbie da ragazzina cominciavano a seccarlo. Ella invece voleva vederselo sempre davanti, sentirselo sempre accosto, come se la sventura, della quale ella aveva presentimento, minacciasse proprio suo marito. Non glielo diceva; non osava neppure fermarvisi con la riflessione; ma appunto per questo non lo voleva troppo lontano. Fortunatamente il tempo era diventato cattivo, e lo stare in casa non dispiaceva con quelle pioggie dirotte. Negli intervalli di sosta, una fitta nebbia scendeva dai colli attorno e annegava ogni cosa in un'onda biancastra. - Con questa nebbia par di essere proprio segregati dal mondo, lontani, fra cielo e terra, quasi in un pallone che corra per lo spazio ... Non ti fa questo effetto? - Che cosa? - Oh! Non mi dai retta ... A che pensi? - Fasma stava per mettersi in collera; gli occhi le si erano subitamente riempiti di lagrime. - Sensitiva! - le disse Oreste, dandole un colpettino su la guancia. - A che pensavi or ora? - insistette Fasma. - Chi lo sa? Mi ero smarrito, per una delle mie solite intermittenze di pensiero. - Senti, Oreste! ... - ella esclamò. Ma non poté proseguire; scoppiò in singhiozzi. Oreste non se lo sarebbe mai immaginato. - Dovea credere ai presentimenti? - E un rimorso gli pungeva il cuore, quantunque ora la vedesse molto rassicurata, quasi tranquilla. Non credeva che lei fingesse; era ancora troppo ingenua ... Basta. Quell'avvertimento gli aveva servito ... S'era quasi sentito venir male mentre ella parlava. C'era mancato poco, pochino non le avesse confessato ogni cosa. - Noi uomini siamo stupidi; mettiamo sbadatamente in pericolo la felicità che possediamo, per rincorrere certi fantasmi che poi risolvonsi in nulla! ... - Oreste si mise a ridere davanti allo specchio, mentre si annodava la cravatta: - Diventi filosofo? ... Bravo! - Infine, quell'avventura gli era capitata inattesamente tra' piedi; anzi egli, in buona coscienza, aveva cercato di evitarla. Al punto in cui erano le cose, però, non avrebbe fatto, per nessuna ragione, la ridicola figura del casto Giuseppe. Né possedeva un mantello da lasciar nelle mani di quella signora. Ma sarebbe stata la prima e l'ultima volta, parola d'onore. Tanto, non metteva conto confondersi con le donne un uomo serio come lui. - Ti fai troppo bello - gli disse Fasma che entrava in quel punto. - È per quell'altra, capisci! - E Oreste rise. - Zitto! ... Son capace di crederti. - Vorresti che io mentissi? - Ella gli prese una mano: - Oreste! - Fasma!!! ... Come nelle tragedie. - Ecco, oggi mi canzoni troppo. Dove vai? - Da lei -. Fasma voleva ridere, e non poté. Intanto si sforzava di continuare lo scherzo: - Sarà una bruttona! ... Gli uomini? Tutti di cattivo gusto. - Infatti, ecco qui una bruttona che ho avuto il cattivo gusto di scegliere -. E mentre Fasma sorrideva di compiacenza, aggiustandogli il nodo della cravatta, egli le andava accarezzando i ricciolini su la fronte. - Dovresti accompagnarmi dalla mamma, per vedere Lillí. - Impossibile, cara. Far attendere una signora. Ma ti pare! - Mi metti una gran voglia di sequestrarti in casa. - Preferirei condurti con me. - Da colei? - Da colei -. Anche lo scherzo le faceva male. Intanto non voleva avere apparenza di gelosa, dopo la scena dell'altro giorno; avrebbe creduto avvilirsi. E riprendeva: - È bionda? - Bruna; so che le bionde non ti piacciono. - Oreste, bada! Chi scherza si confessa. - Precisamente -. Fasma lo guardò, tra incredula e stizzita. Eh, via! Aveva torto; era una grulla ... Se fosse stato veramente ... Oh, no; sarebbe stato proprio sfacciato. Non lo avrebbe amato piú. Dopo due anni compiuti appena? ... Non era possibile. Rimasta sola però, si sedé in un canto del salottino con tale oppressione di cuore che dové farsi forza per non volare a richiamar suo marito. - È un'assurdità -. E aperse il pianoforte. Il notturno dello Chopin la fece piangere. - Che musica! - ella diceva, quantunque lo Chopin in quelle lagrime non ci entrasse per niente. Tre ore dopo, tornando lentamente a casa, Oreste si sentiva nauseato. Non aveva neppure gustato il sapore del frutto proibito ... Le grandi dame!!! Ma c'è un punto in cui diventano stupide anche esse e triviali quanto le altre. Ed egli era andava via di casa tutto contento della sua ipocrisia, dicendo fra sé: - Peccato confessato è mezzo perdonato! ... Si vergognava come un ragazzo che n'abbia fatto una grossa e non abbia il coraggio di presentarsi alla mamma. Aveva rabbia di sentirsi cosí avvilito di nanzi ai propri occhi. In che modo aveva tollerato che colei accennasse due volte, e ironicamente, a sua moglie? Come aveva potuto ridere? ... Vigliacco! Una passione, un delirio di sensi, via, sarebbero state circostanze attenuanti. Ma a freddo? Per curiosità? Voleva schiaffeggiarsi. Il pensiero che sua moglie, un giorno o l'altro, potrebbe apprendere la verità, gli metteva i brividi. - Povera Fasma! Non se lo merita -. E gironzolava di qua e di là, senza trovare il verso di rientrare in casa. Fasma, riconosciuto il suono dei passi per le scale, gli era andata incontro. Oreste si fermò sulla soglia, per osservarla. Era sorridente, tranquilla, senza sospetti. E quando si sentí abbracciare e baciare con effusione, come da parecchie settimane non era piú stata abbracciata né baciata, ella spalancò i grandi occhi che brillarono. - Ritorni insomma il mio Oreste di prima? - E non disse una parola. Quell'abbraccio, quei baci le avevano subitamente scancellato ogni cattivo presentimento del cuore. - Sai? - le disse Oreste. - Son passato dal Novi; le buccole che ti piacevano tanto non ci son piú -. Fasma fece una spallata: - Che m'importa delle buccole? - Ho preso in cambio quest'altre - soggiunse Oreste, cavando di tasca un involtino. - Oh! ... Bugiardo! - E fissava ora suo marito, ora lo scatolino aperto, con pupille tremolanti di tanta tenerezza che quegli si sentiva morire dalla mortificazione. - Sciupone! - disse Fasma. - Da oggi in poi non potrò piú manifestare che una cosa mi piaccia. Egli intanto cominciava a metterle le buccole alle orecchie con mani tremanti. Poi andarono tutti e due davanti lo specchio; Oreste reggeva il lume; la testina di Fasma illuminata a quella maniera e riflessa dal cristallo, era proprio un incanto. - Non so spiegarmi - egli pensava - in che modo abbia potuto ... - Trista bestia l'uomo! Fasma intanto gli passava il braccio attorno alla vita: - Come ti voglio bene - A me o alle buccole? - domandò Oreste, per dissimulare con questo scherzo il proprio turbamento. - Alle buccole - rispose Fasma, facendo una smorfietta di broncio. E scoppiò a ridere: - Quando si dice i presentimenti! Ecco la gran disgrazia che mi pendeva sul capo -. Indicava le buccole riluccicanti alle orecchie. Oreste scoppiò a ridere anche lui: - Hai ragione. Quando si dice i presentimenti! -
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