Il Drago e cinque altre Novelle per fanciulli
Autore: Capuana, Luigi - Editore: - Anno: 1907 - Categoria: letteratura
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ARIA! MOTO!
In casa Borsino avevano proprio paura che l'aria si mangiasse quei due bambini tanto desiderati e venuti con tanto ritardo; e avevano paura del freddo, del caldo; insomma non saprei dire di che cosa non avessero paura. Per ciò Angiolina ed Alfredo crescevano come fiori di serra, palliducci, stentatini, riguardosi e timidi da non sembrare due bambini, ma una donnina e un omino rimasti con quelle sembianze in virtù di qualche in- canto. L'aria veniva rinnovata attentamente a ogni quarto d'ora; ma per aprire le finestre d'una stanza, i piccini erano condotti via nella stanza appresso. Se la cameriera e il servitore lasciavano socchiuso un uscio che po- teva produrre un riscontro, padrone e signora diventavano furibondi, li maltrattavano quasi avessero voluto attentare alla vita dei loro figliolini; e marito e moglie erano ordinariamente d'una bontà estrema con le per- sone di servizio. Il dottor Carlani doveva venire a far visite due, tre volte la settimana e osservare quelle povere creaturine, se mai non avessero qualche male latente, se mai non vi fosse qualcosa da arrestare subito ai primi passi, o qualcosa da prevenire. - Ma così loro fanno peggio! Aria, aria, moto! Il dottore predicava invano. - Ah, lei non ha bambini! - gli rispondevano insieme marito e moglie. Per poco non sospettavano che il dottore dèsse quei consigli a fine d'avere una grave malattia da curare, e di rendere più preziosa la sua assistenza. Una passeggiata coi bambini - in carrozza, s'intende - veniva discussa per ore. Il marito consultava il ter- mometro, tenuto a posta fuori la finestra, per esser ben certo della. temperatura: la signora spiava il cielo, le nuvole, l'atteggiamento dei passanti, con pochissima fiducia nei responsi del termometro. E quando la deci- sione era affermativa, bisognava vedere come quei bambini venivano infagottati, perchè non sentissero nes- sun cattivo effetto dell'impressione dell'aria aperta! - Ma così loro fanno peggio! Il dottore predicava invano. - Ah, lei non ha bambini! - rispondevano invariabilmente marito e moglie. Il signor Borsino s'era formato una bibliotechina di opere mediche intorno alle malattie della prima età, e le studiava da mattina a sera. Studiava meglio anche tutte le quarte pagine dei giornali; e di nascosto del dot- tore faceva ingollare ai figliuolini intrugli ricostituenti, proclamati miracolosi dagli inventori e anche dalla compiacente ciarlataneria dei medici di grido; i quali forse si prestavano al giuoco convinti che quei ricosti- tuenti, se non ricostituivano niente, non nuocevano neppure. Verso i sette e gli otto anni, i bambini però si risentirono tutt'a un tratto di questo strano regime. Comin- ciarono a deperire a vista d'occhio; pareva invecchiassero, invece di crescere. Padre e madre addebitavano quel deperimento allo studio; le lezioni che due maestre venivano a dare in casa, tre sole volte la. settimana, furono diradate anche di più, e alla fine soppresse a dirittura. Appunto in quei mesi si parlava di difterite, di rosolia, di morbillo, che menavano strage in città; e padre e madre teme- vano che le maestre non importassero, da qualche casa da loro frequentata per altre lezioni, il germe fatale di qualcuna di quelle malattie. Le precauzioni vennero raddoppiate; l'aria rinnovata meno frequentemente; i soliti portentosi intrugli somministrati in più larghe dosi; ma senza nessun giovamento. Un giorno il dottore per isgravio di coscienza, parlò quasi brutalmente: - O mutano questo genere di vita, o i bambini sono spacciati! Padre e madre atterriti, si rimisero nelle mani del dottore, lo implorarono con le lagrime agli occhi: - Ordini, per carità; sarà obbedito! E l'ordine fu questo: - Li mandino dalla nonna in campagna! - Dalla nonna? E parve dicessero: - Da quella vecchia pazza? Giacchè, appunto per via dei bambini, una rottura era avvenuta tra madre e figlio; e la nonna aveva giura- to che non sarebbe più venuta in casa di lui, finchè egli avesse persistito a tenerli all'ospedale; la casa del fi- gliuolo, a lei abituata all'aria libera della campagna, non pareva casa, ma ospedale. - E, ne ha il tanfo! - avea soggiunto l'ultima volta che n'era uscita per non rimetterci più piede. Marito e moglie si guardarono negli occhi quando il dottore rispose insistentemente e calcando le parole: - Dalla nonna! Dalla nonna! E chiedendo mille scuse, facendo interminabili proteste di stima e di rispetto senza accorgersi della con- traddizione, proposero un consulto; e non con uno, ma con altri tre dottori. - Anche con cento! - acconsentì, ridendo, il dottor Carlani. Quasi fosse stato fatto a posta, in quei giorni s'ammalò gravemente la signora. E i bambini dovettero esse- re condotti in campagna dallo stesso dottor Carlani che si offerse gentilmente. * * * Angiolina e Alfredo erano ormai ridotti peggio dei loro genitori, cioè assai. più paurosi dell'aria, della lu- ce, del caldo e del freddo; e per qualche settimana furono la disperazione della nonna, che aveva accettato di averli presso di sè a patto di farli vivere come avrebbe voluto lei. Bisognava proprio che li cacciasse fuori di casa per farli andare pei campi, o a giuocare sotto gli alberi. Rispondevano sempre: - Il babbo non vuole, la mamma non vuole. - Babbo e mamma sono dei grulli! - rispondeva irritata la vecchia. - Fuori, fuori! E attrapparono unl forte raffreddore, con tosse, febbre e il resto. - Benissimo! - disse la nonna. I bambini si credettero capitati in mano d'una tiranna. Il signor Borsino non era potuto andare a vederli, ma aveva scritto una lettera al giorno. Appena sua moglie entrò in convalescenza, senza preavviso, una mattina capitò alla villa, e pareva uno stralunato. Sua madre credette che fosse accaduta una disgrazia. - Tua moglie? - Sta meglio. E i bambini? - Sono fuori. - A quest'ora? - Sono fuori da due ore. - Dove? - Pei campi. - E la rugiada? - Gli bagnerà le scarpe; non vuol dire! Il signor Borsino fece un gesto di desolazione, e scappò alla ricerca dei figliuoli. Chi sa in che stato li a- vrebbe trovati! Non credette ai propri occhi; - ed era passato appena un mese! - Abbronzati dal sole, ingrassati, cresciuti di statura mezza spanna, ma conciati nei vestiti in modo da far paura, con mani sporche di mota, con scarpe infangate e bagnate, a quell'ora, quasi alle otto di mattina! Non credeva ai propri occhi! S'era accostato piano piano, dopo averli scoperti in mezzo all'erba, laggiù. E che aveva veduto? Angioli- na con un cappellaccio di grossa paglia in testa e Alfredo in berretto, chinati e intenti a riempire di mota un barattolo di latta; la bambina con un cucchiaio di legno, il bambino a dirittura con le mani. E dove, proprio dove? In un posto acquitrinoso, coi piedi in mezzo all'acqua che faceva gora tra i giunchi nascenti! Rimase. Potè a stento dar loro la voce, e li spaventò mostrandosi a quel modo con le braccia aperte e gli occhi spalan- cati. I bambini non osavano accostarglisi, temendo peggio di un rabbuffo. Ma quando videro spuntare dietro le spalle del babbo il fazzoletto rosso che la nonna portava in testa, si rassicurarono e si slanciarono verso di lui; ma la nonna li trattenne pei braccini: - Non gli sporcate il vestito! Il signor Borsino si sentiva mortificato da quella incredibile realtà che gli dava così apertamente torto; e arrossì quando Angiolina, che aveva preso una cert'aria impertinente, gli domandò: - Babbo, sei venuto per portarci via? Il babbo li baciava e li tastava. Come erano sodi quei polpaccini, quelle braccine! E che bel rosso sotto la pelle abbronzata! - Maria non li riconoscerà! - balbettava. Eppure, poco dopo, voleva dare dei consigli di moderazione e di riguardi alla nonna che si teneva i nipo- tini stretti tra le braccia con gran tenerezza; ma la vecchia gli turò la bocca, rispondendo: - La mia casa non è il tuo ospedale! E qui costoro sono figli miei, e ne faccio quel che voglio io! Nè per ora te li rendo; neppure se mandi i carabinieri! Il signor Borsino, commosso non seppe rispondere altrimenti che ripetendo: - Maria non li riconoscerà!
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