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IL BENEFATTORE

Autore: Capuana, Luigi - Editore: CARLO LIPRANDI EDITORE - Anno: 1901 - Categoria: letteratura

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Come il canonico aveva previsto, il figlio del Sindaco (non lo chiamavano altrimenti, quasi il nome di Paolo Jenco fosse stato più lungo a pronunziare) si era accostato a miss Elsa appena ella aveva fatto pochi passi nella piazzetta. - Ah! Non è partito? - esclamò meravigliata, porgendogli la mano. - Fortunatamente, no, signorina! - Volevo dire: Come mai non è partito? - Indugerò ancora un'altra settimana. Sarei venuto al cottage a congedarmi. - Don Liddu, voi potete andarvene - disse miss Elsa. - Mi fermerò un po' dal notaio. Don Liddu esitò un istante. - Oh, non abbiate paura! - soggiunse la signorina che aveva capito. - Avrò un cavaliere, caso mai ... Don Liddu non sa ancora capacitarsi che una signorina possa permettersi di fare qualche miglio per la campagna, sola sola ... - ella continuò rivolgendosi al giovane. E rideva. - E se suo papà mi domandasse ... - disse don Liddu per scusarsi. - Non vi domanderà niente - rispose miss Elsa. - Mio padre vuol saperlo soltanto da me quel che faccio o non faccio. Non ho segreti per lui. - Voscenza ha ragione! - Povero don Liddu! Va via mortificato - disse Paolo Jenco, senza nascondere il piacere che sentiva di poter accompagnare miss Elsa. Ella si avviò lesta e sorridente verso la Banca notarile, seguita dal giovane che la guardava ammirandola in silenzio. - Cara signorina, io la ringrazio - disse il notaio La Bella venendole incontro. - Debbo ringraziarla io invece - rispose miss Elsa. - Ma non vi è un ospedale qui? Quella poveretta è malata gravemente; a casa manca di tutto; non ha chi l'assista. I suoi figliuoli sono troppo bambini. - Sì, l'ospedale c'è; nessuno però vuole andarvi, neppure i più miserabili. Credono che medici e infermieri li lascino morire, per sbarazzarsene; ed è pregiudizio invincibile. Forse interamente non hanno torto. Quell'amministrazione è un caos! - Ne parlerò a suo padre che è il Sindaco - disse miss Elsa. - Inutilmente - rispose il giovane. - Bisognerebbe portar là i malati con la forza. Sarebbe peggio. - O persuaderli col curarli bene. - È inutile - replicò il notaio. - Possibile? Dio mio! Il viso di miss Elsa si atteggiò a un doloroso stupore che la rendeva più bella. - Il male di qui, di voialtri tutti - ella riprese - è questa rassegnazione mussulmana. Dite: - È inutile! - e non operate, non vi sforzate a vincere quel che vi sembra fatalità. - È proprio così! - approvò il notaio. - Eppure in molte altre cose avete tanta energia! - Nel male - disse Paolo Jenco. - Non è vero. Nel lavoro, per esempio, il vostro contadino è ammirabile. Così parco, così ubbidiente, quando è guidato bene! Così buono, quando non si vede maltrattato! I signori qui non capiscono che non dovrebbero comportarsi coi contadini come con schiavi da sfruttare. Mio padre dice che i contadini siciliani non hanno uguali. - Li ha un po' viziati suo padre. Lo pensano tutti in paese. - Ed io aggiungo - fece il notaio - che non gli sono molto grati. - Sono ignoranti; è forse per questo. Ma non è colpa loro. - E noi galantuomini siamo peggio. Certe volte, io mi vergogno di essere siciliano! - Eccede! - lo ammonì miss Elsa. Paolo Jenco scosse la testa, negando. - Riconoscere i propri difetti è già un bel passo - ella riprese. - Ma non basta. Lei che è giovane può far molto. Dia l'esempio di una vita nuova. - Io? Ma io non posso niente. Mio padre non mi permette nessun'iniziativa. Ho ventitrè anni e mi stima ancora un bambino. Quando ne avrò quaranta, sarà lo stesso. La patria potestà è terribile tra noi, come presso gli antichi romani. Ribellarsi ad essa è atto pazzo quasi quanto sbattere la testa contro una parete di bronzo. - È vero! È vero! - confermò il notaio. - Educati a questo modo - riprese Paolo Jenco - noi perdiamo ogni energia. E quando, troppo tardi, siamo liberi di fare a modo nostro, continuiamo la tradizione. Ripetiamo, precisamente, quel che è stato fatto con noi. Ci vorranno secoli per mutarci. - I secoli passano presto - disse miss Elsa, sorridendo. Un ragazzino, coperto malamente da quattro stracci, si era avvicinato e stava ad ascoltare con le mani dietro alla schiena, gli occhi neri spalancati, intenti alla bella signorina, che l'osservava di sfuggita - se n'era accorto - e che parlava una lingua di cui egli capiva soltanto poche frasi. - Vuoi venire, laggiù, da me? Ti farò il ritratto - gli disse miss Elsa. - Bel tipo arabo! - soggiunse rivolta a Paolo, senza attendere la risposta del ragazzino - Vuoi venire? - Quando? - egli domandò. - Domattina. - Che ne farò del ritratto? - Quello lo terrò io; ti regalerò un vestito; la tua mamma te lo adatterà. Hai la mamma? - No. - È morta? - Chi lo sa? - Sua madre è in carcere, per falsa testimonianza - spiegò il dottore vedendo lo stupore di miss Elsa a quella risposta. - Poverino! Hai il padre però. - È in prigione anche lui, per omicidio, e non ne uscirà vivo probabilmente - soggiunse il notaio. - E gli altri parenti? domandò miss Elsa. - Non ho nessuno - rispose il ragazzo. - Come vivi? - Cara signorina, - disse il notaio - ci vuol così poco per vivere nella sua condizione e alla sua età! - Perchè non lo mettono in un asilo di orfani? Può essere calcolato per tale. Qualcuno dovrebbe occuparsene. - Ma ce n'è venti, trenta, cinquanta nello stesso caso! Che vuol provvedere? Mancano i mezzi. - Verrai domattina? - tornò a domandargli miss Elsa con voce intenerita dalla commozione. - Eccellenza, sì. - Perchè ti sei accostato a noi? Chi t'ha detto: - Va'ad ascoltare quel che dicono? Afferrato improvvisamente per un braccio e colto alla sprovveduta da questa domanda di Paolo, il ragazzo si smarrì, e balbettò: - Me l'ha detto ... me l'ha detto ... Nessuno me l'ha detto - poi si corresse, accigliato. - Chi te l'ha detto, sì? Non esser bugiardo - Il dottor Medulla ... - confessò il ragazzo piagnucolando sotto la forte stretta della mano che lo aveva agguantato. - Oh! - esclamò miss Elsa, indignata. - E perchè? - Per niente signorina; perchè quel signore non ha altro da fare ... e perchè ... - Il perchè lo so io, notaio - lo interruppe Paolo Jenco che si mordeva le labbra, fremente. - Adoprare un ragazzino per un atto così vile! ... Non avrei mai creduto che il dottor Medulla fosse capace di questo! - È un imbecille presuntuoso e vigliacco! - Non si arrabbi, signor Jenco! - disse miss Elsa aggiungendo alla gentilezza delle parole la dolcezza d'uno sguardo che pregava. - Senti, - proseguì Paolo - va' a rapportargli: Don Paolino diceva che voscenza è un buffone. - No, - intervenne il notaio. - Non gli dirai niente. Sarebbe troppa soddisfazione per quel pettegolo. E vi andrebbe di mezzo la signorina. Non gli dirai niente, hai capito? - continuò rivolto al ragazzo - se no, ti darò quattro scoppole e quattro calci io. - Niente,eccellenza, sì; niente! Bella Madre Santissima! - E domani andrai laggiù, dalla signorina Ti darà il vestito. - Eccellenza, sì! - Far fare la spia a un ragazzo! ... Ma perchè? ... Oh! Il dolce viso di miss Elsa era diventato così severo e le sue rosee labbra si erano così scolorite, che il notaio sentì pietà di lei e stringendole una mano la confortava: - Signorina, il mondo è cattivo!

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