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IL RACCONTAFIABE - Seguito al "C'era una volta …"

Autore: Capuana, Luigi - Editore: - Anno: 1904 - Categoria: letteratura

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MASTRO ACCONCIA-E-GUASTA

C'era una volta un vecchio falegname, che aveva una botteguccia e pochi arnesi del suo mestiere: una sega, un succhiello, una pialla, uno scalpello, un martello, una Tanaglia, il pancone e nient'altro. Lavorava di grosso, e ordinariamente gli davano ad acconciare cose vecchie; per questo gli avevano appiccicato il nomignolo di Mastro Acconcia-e-guasta. Guastava un uscio e rimediava una cassa, un tavolino, due sportelli, secondo la richiesta. La colla e i chiodi dovevano comprarli gli avventori. - Perché, Mastro Acconcia-e-guasta? - Perché sì. I chiodi che avanzavano li rendeva, la colla no; la metteva da parte. - Perché, Mastro Acconcia-e-guasta? - Perché sì. Era la sua risposta; e tirava su una presa di tabacco. Guadagnava pochino: intanto se la scialava meglio di un principe. Di dove li cavava tanti quattrini? La mattina andava al mercato per far la spesa: - Macellaio, quel filetto di bue quanto costa? - Non è per la vostra bocca, Mastro Acconcia-e-guasta; è per la tavola del Re. - Ho la bocca come lui! Glielo dicevano a posta ogni volta per fargli rispondere così. E tutti ridevano: - Bravo, Mastro Acconcia-e-guasta! - Pesciaiolo, quello storione quanto costa? - Non è per la vostra bocca, Mastro Acconcia-e-guasta; è per la tavola del Re. - Ho la bocca come lui! E tutti ridevano: - Bravo Mastro Acconcia-e-guasta! Comprava un monte di roba, carne, pesce, formaggio, salame, erbe, frutta, le meglio cose. - Chi se la mangia tutta cotesta roba, Mastro Acconcia-e-guasta? - Io e i miei figliuoli. - O che avete dei figliuoli? - Sì: Seghina, Piallina, Scalpellino, Martellino, Tanaglina e Succhiellino che è il minore. E la gente rideva: - Buon appetito a tutti, Mastro Acconcia-e-guasta! Tornato a bottega, riponeva in un canto la cesta con la roba, e si metteva a lavorare senza mai smettere fino a tardi, finché vi si vedeva. - E il desinare, Mastro Acconcia-e-guasta? - Lo preparano, in cucina. A un'ora di notte, Mastro Acconcia-e-guasta si chiudeva in bottega e metteva tanto di spranga alla porta. Ed ecco, acciottolìo di piatti, tintinnìo di bicchieri, rumore di argenteria e di coltelli smossi, quasi lì dentro apparecchiassero una gran tavola. E, poco dopo, risate, strilli, e Mastro Acconcia-e-guasta che gridava: - Sta' buona, Seghina! ... Attento, Scalpellino! Tu mi rompi quella bottiglia! ... Bada, non conciarti, Tanaglina! ... Sporcaccione di Martellino! ... Piallina, Succhiellino, a posto le mani! I vicini, dietro la porta, stavano a sentire, stupiti. La mattina: - Gran pranzo, eh, Mastro Acconcia-e-guasta? I figliuoli vi fanno disperare. - Eccoli lì, cheti cheti. E mostrava gli arnesi attaccati a una parete della botteguccia; ma la cesta era vuota, e di quel monte di roba da mangiare non restava briciolo, neppure le lische del pesce, o i nòccioli della frutta. I vicini non sapevano che almanaccare per scoprire il mistero di Mastro Acconcia-e-guasta; e perdevano il tempo inutilmente. Di giorno vedevano un povero vecchio che si rompeva le braccia a lavorare fino a tardi in quel bugigattolo che pareva una tana. E tutta la roba da mangiare? E l'acciottolìo de' piatti, e le risa, e gli strilli? Invano avean tentato più volte di far un buco alla porta per guardare dentro. Il legno sembrava mezzo fradicio; non c'era però succhiello che potesse arrivare a penetrarlo. - Che legno è questo, Mastro Acconcia-e-guasta! - Legno-ricotta. - Allora perché non ve lo mangiate? - La ricotta non mi piace. - Non ce la date a intendere, Mastro Acconcia-e-guasta! Egli alzava le spalle e tirava su una presa di tabacco: - Lasciatemi in pace. La cosa giunse fino all'orecchio del Re: - Ah! dice: Ho la bocca come lui? E ordinò che a Mastro Acconcia-e-guasta i venditori dessero la peggiore roba che avevano, pena la vita. Quella mattina, Mastro Acconcia-e-guasta dovette rassegnarsi a portar via certa carnaccia che non l'avrebbero voluta neppure i cani; pesce guasto, formaggio inverminito, frutta mézza. - Siete contento, Mastro Acconcia-e-guasta? - Se son contento io, non saran contenti gli altri. - Perché? - Perché sì. Il Re dava un pranzo al Ministri e al dignitari di corte. Portano in tavola, e Re, Ministri, dignitari arricciarono il naso. La carne puzzava come una carogna, il formaggio camminava da sé su pei piatti, tanto formicolava di vermi, la frutta ammorbava di fracidume. - Come mai? - urlò il Re. - Venga qui quel birbante del cuoco. Il povero cuoco giurò e spergiurò che aveva comprato roba buona; ci aveva i testimonii. In cucina, le pietanze spandevano un odore da resuscitare anche un morto. Re, ministri, dignitari dovettero acconciarsi con un po' di pan duro, bagnato nell'acqua; altrimenti sarebbero morti di fame. - Questo è un tiro di Mastro Acconcia-e-guasta! - disse uno dei Ministri. - Vo' andare a vedere se è vero. Si travestì e via dal falegname, portando addosso una cassaccia vecchia, per pretesto. - Acconciatemi questa cassa, Mastro Acconcia-e-guasta. - Posatela lì. Andate a comprare i chiodi e la colla. - Colla ce n'avete tanta! - Quella serve per me. - Che buon odore di vivande, Mastro Acconcia-e-guasta! - Sono i resti del desinare; eccoli là. Il ministro si sentì venire l'acquolina in bocca a vedere un bel tòcco di filetto arrosto e mezzo pesce con la salsa che dicevano: Mangiami, mangiami! - O dove l'avete comprata questa buona roba? - Dove si vende, in mercato. - So che c'è ordine reale di non darvi roba buona. Mastro Acconcia-e-guasta alzò le spalle e tirò su una presa di tabacco. Il Ministro rapportò tutto al Re. Tennero consiglio. - Questo Mastro Acconcia-e-guasta dev'essere un Mago! Leviamogli tutti gli arnesi; vediamo che farà. Andarono le guardie e gli sequestrarono pialla, succhiello, martello, sega, ogni cosa. Il Re li volle riposti in una stanza accanto alla sua camera, e per maggior cautela si legò alla cintura la chiave dell'uscio. Durante il giorno, gli arnesi stettero cheti; ma dopo l'un'ora di notte, in quella stanza si udì un rumore d'inferno: la sega segava, la pialla piallava, il martello martellava, il succhiello succhiellava, la tanaglia attanagliava; e, dopo un pezzetto, strilli e pianti. - Abbiamo fame! Abbiamo fame! Il Re corse ad aprire; gli arnesi stavano al loro posto per terra, dove li avevano buttati alla rinfusa. Appena richiuso l'uscio, rumore daccapo, strilli e pianti: - Abbiamo fame! Abbiamo fame! Per quella notte il Re non poté dormire neppure un minuto. La sera appresso fu peggio. Il Ministro disse: - Maestà, proviamo a dar loro da mangiare. La sega segava, la pialla piallava, il martello martellava, il succhiello succhiellava, la tanaglia attanagliava. - Chetatevi, in nome di Dio! Ecco qui da sfamarvi. E chiusero l'uscio. Ed ecco, acciottolìo di piatti, tintinnìo di bicchieri, rumore di argenteria e di coltelli smossi, quasi lì dentro stessero ad apparecchiare una gran tavola; e poi, risa e strilli: - Tu mi conci! Tu mi strappi! Tu mi inzuppi. Un portento. - Oh, Mastro Acconcia-e-guasta dev'essere un Mago! Il Re spedì le guardie e se lo fece condurre davanti: - Che è questo, Mastro Acconcia-e-guasta? I vostri arnesi parlano e mangiano; come mai? Colui si strinse nelle spalle, e tirò una presa di tabacco. - Se non svelate il mistero, vi faccio tagliare la testa. - Che mistero o non mistero, Maestà! Essi sono i miei figli. - E perché ridotti in quello stato? - Per aiutarmi a buscarci il pane. Il Re gli credette, e ordinò che gli restituissero ogni cosa. - Badate però di non dire più: Ho la bocca come lui! Ve ne pentirete. Mastro Acconcia-e-guasta riprese a lavorare. Ma gli avventori diventarono scarsi; la gente avea paura di aver che fare con lui. Invano egli andava attorno per le vie, gridando a ogni quattro passi: - C'è Mastro Acconcia-e-guasta! Chi ha roba da guastare e da acconciare! Nessuno lo chiamava. - E ora come farete, Mastro Acconcia-e-guasta? - Finché c'è colla, s'ingolla! Infatti di colla in bottega n'aveva una catasta. Di giorno in giorno però essa veniva mancando. Mangia oggi, mangia domani, colla non ce ne fu più. - E ora come farete, Mastro Acconcia-e-guasta? Mastro Acconcia-e-guasta alzava le spalle e tirava su grandi prese di tabacco. Il Re aveva sei figliuoli, tre maschi e tre femmine, tutti belli e di ottima salute. Ma appunto in quei giorni si ammalarono tutti e sei, e il medico non capiva di che male. Languivano, senza appetito, senza poter tollerare il più leggiero cibo nello stomaco. Consulti dietro consulti, medicine, intrugli d'ogni sorta non giovavano a niente. La figliuola maggiore morì. Mentre la portavano a seppellire, ecco Mastro Acconcia-e-guasta, con una cassettina da morto su la spalla che andava dietro l'accompagnamento: - Chi vi è morto, Mastro Acconcia-e-guasta? - Mi è morta Seghina! Il giorno dopo morì uno dei maschi; e mentre lo portano a seppellire, ecco Mastro Acconcia-e-guasta, con una cassettina da morto su la spalla, che andava dietro l'accompagnamento: - Chi vi è morto Mastro Acconcia-e-guasta? - Mi è morto Martellino! Così, ogni giorno, ora moriva un figliuolo, ora una figliuola del Re, e Mastro Acconcia-e-guasta appariva dietro l'accompagnamento con una cassettina da morto su la spalla: - Chi vi è morto, Mastro Acconcia-e-guasta? - Mi è morto Scalpellino! Mi è morta Piallina! Il Ministro, che era furbo, saputo che Mastro Acconcia-e-guasta era stato veduto ogni volta con una cassetta da morto su la spalla dietro l'accompagnamento dei figliuoli del Re, disse: - Maestà, se non volete morti tutti i vostri figliuoli, mandate a chiamare Mastro Acconcia-e-guasta. La disgrazia vi viene da lui. Oramai restava in vita una sola figliuola del Re, ed era già all'agonia. - Ah, Mastro Acconcia-e-guasta, salvate la mia cara figliuola! - Ah, Real Maestà, salvate il mio caro Succhiellino! - In che modo? - C'è un solo modo: farli sposare! Il Re, lì per lì, per amor della figliuola stimò giusto acconsentire: - Poi, gliela farò vedere io, a Mastro Acconcia-e-guasta! - disse fra sé. La Principessa, che era diventata Reginotta perché più non c'erano altri figliuoli, in pochi giorni guarì. Il Re disse a Mastro Acconcia-e-guasta: - Conducete Succhiellino a palazzo. - Badate, Maestà: di giorno sarà proprio un succhiello, la notte no. Per ora, la sua sorte è questa. - E dopo? - Dopo, quando Dio vorrà, sarà altrimenti. - Allora, del matrimonio non ne facciamo nulla per ora. - Come piace a Vostra Maestà. Di tratto in tratto, il Re domandava a Mastro Acconcia-e-guasta: - É ancora succhiello il giorno e la notte no? Ancora, Maestà - Allora del matrimonio non ne facciamo nulla. - Come piace a Vostra Maestà. Gli anni passavano. Il Re era contento che il matrimonio della Reginotta con Succhiello andasse per le lunghe, e si divertiva a canzonare Mastro Acconcia-e-guasta: - Questo è latte che non rappiglia! E voi che Fate, Mastro Acconcia-e-guasta? Ora non avete più arresi e vi rimane soltanto il succhiello. - Racconto fiabe a Succhiellino. Ieri glien'ho raccontata una bella assai. Volete sentirla, Maestà? - Sentiamola, Mastro Acconcia-e-guasta! - C'era una volta un Re che aveva due figliuoli, uno buono e l'altro cattivo. Quello buono era il Reuccio e alla morte del padre doveva essere Re. La cosa non garbava al fratello cattivo. Il Re si turbò, e lo interruppe: - La vostra fiaba non mi piace. - State a sentire, Maestà: il bello comincia qui. Dunque, al cattivo non garbava e pensò di disfarsi del fratello buono, per diventare Re lui alla morte del padre. Disse al fratello: "Andiamo a caccia". E andarono. Quando furono in un bosco, lontani dalle persone del séguito, cava fuori la spada e dà addosso al fratello che non si aspettava il tradimento. Il Re si turbò maggiormente, e lo interruppe: - No, no, la vostra fiaba non mi piace. - Ecco il più bello, Maestà; state a sentire. Egli credeva di averlo ammazzato, e lo lasciò lì per morto dopo averlo coperto con erbacce e rami d'albero. E al padre riferì: "Lo hanno sbranato le fiere!". - Ahimè! - gridò il Re. - Tu sei mio fratello! Perdona! E gli si buttò ai piedi, tremante e piangente: - Non mi far male! ... Eccoti la corona! Non mi far male! Sii Re! - Né tu, né io! - rispose Mastro Acconcia-e-guasta. - Il Re sarà Succhiellino e la tua figliuola Regina. Mastro Acconcia-e-guasta indossò abiti principeschi; non sembrava più lui, e andò a prendere Succhiellino. Non era più un succhiello, ma un bel giovane che pareva proprio nato a posta per essere Re. La Reginotta non era da meno di lui. I due fratelli si abbracciarono, si baciarono; e colui che poco prima aveva il nome di Mastro Acconcia-e-guasta raccontò la propria storia: in che maniera era scampato da morte; e poi diventato falegname. La gente la dice la fiaba della Figlia dell'orco ve la racconterò un'altra volta. Succhiellino e la Reginotta si sposarono con grandi feste, vissero lieti lunghi anni ed ebbero molti figli. E chi più ne vuole più ne pigli.

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