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IL RACCONTAFIABE - Seguito al "C'era una volta …"

Autore: Capuana, Luigi - Editore: - Anno: 1904 - Categoria: letteratura

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GRILLINO

C'era una volta due poveri contadini, marito e moglie, che campavano stentatamente, lavorando da mattina a sera. L'omo andava a giornata, la donna faceva dei servizietti alle vicine. Abitavano una casetta affumicata a pianterreno, e avevano appena un misero lettuccio e pochi altri mobili. Pure non si lamentavano mai. Andavano a dormire di buon'ora, e la mattina, prima dell'alba, erano all'erta. Una notte si sentono svegliare dal canto di un Grillo. Trilla, trilla, trilla; non la finiva più. L'omo, stizzito, accende la candela e salta giù dal letto. - Che vuoi fare, marito mio? - Ammazzare questo grillaccio. - Lascialo stare; è creatura di Dio. Il Grillo, veduto il lume, taceva. Quell'omo torna a letto, spegne la candela e chiude gli occhi per addormentarsi. Il Grillo riprese il canto. Trilla, trilla, trilla, non la finiva più. - Non vuoi chetarti? Ora ti accoppo. Riaccese la candela, saltò giù dal letto e si mise a frugare in tutti gli angoli. - Dove ti sei ficcato, grillaccio? E il Grillo: - Trih! Trih! Trih! Colui si volta e corre verso il lato donde il trillo veniva. - Dove ti sei ficcato, grillaccio? E il Grillo, dall'angolo opposto: - Trih! Trih! Trih! Pareva lo canzonasse. Quella nottata marito e moglie non chiusero occhio. - Cerca tu il Grillo e ammazzalo - disse l'omo. - Se la notte ventura ricomincia, me la prendo con te. Il marito era manesco, e la donna, appena egli andò via, si mise a cercare attentamente, per non essere picchiata. Cerca qua, cerca là, non ci fu verso di trovar niente. - Forse, sarà volato fuori dall'uscio. Si tranquillò. Ma la notte appresso, ecco di bel nuovo il Grillo: - Trih! Trih! Trih! Non la finiva più. - Ah, marito mio! Ho frugato in tutti i posti e in tutti i buchi e non mi è riuscito di trovarlo. - Cercherai meglio domani. Intanto, prendi queste! Afferrato un legno, stava per legnare la moglie: - Se tu picchi, picchio anch'io. - Ripetilo un'altra volta! - urlò il marito. - Non l'ho detto io, marito mio! Il marito rimase. In camera non c'era nessun altri all'infuori di loro due. Parlava dunque il Grillo? - Creatura di Dio, che chiedi da noi? - disse la donna. - Non chiedo nulla. - Che fai qui dentro? - Guardo il tesoro, A queste parole, l'omo accennò alla moglie di state zitta. Si rimise a letto e spense la candela. Il Grillo subito subito: - Trih! Trih! Trih! Lo lasciarono cantare in pace fino all'alba. Appena fatto giorno, il contadino, invece di andate a lavorare in campagna, prese la zappa e cominciò a scavate il suolo della cameretta, dove non c'erano neppure mattoni. Scavò fino a sera, ma trovò soltanto sassi, cocci e terriccio. Aveva perduto la giornata, senza conchiuder nulla. - Grillaccio bugiardo! Se questa notte ricominci, t'accoppo. Si misero a letto e spensero il lume. - Trih ! Trih! Trih ! - Che vuoi fare, marito mio? - Ammazzate questo grillaccio. - Attendi un po'. Creatura di Dio, che chiedi da noi? - Non chiedo nulla. - Che sei venuto a Fate qui dentro? - Lasciami cantate tutta la nottata; domani te lo dirò. E Trih! Trih! Trih! Non smise fino all'alba. L'omo partì per la campagna. Rimasta sola, la povera donna cominciò a tremate dalla paura. - Creatura di Dio, che vuoi da me? - Prendimi e mangiami; vedrai. Ella aveva schifo di mangiare un Grillo; ma sentendo che esso insisteva: - Mangiami, e vedrai! - si fece coraggio. Lo prese per le punte delle ali, se lo mise in bocca e masticò. Quel Grillo era di un sapore squisito. Avesse avuto davanti un piatto intero di grilli, la donna lo avrebbe ripulito in quattro bocconi. La sera, il marito tornò dai campi: - Che ti ha detto il Grillo? - Mi ha detto: Mangiami e vedrai! E l'ho mangiato. - Almeno non lo sentiremo cantar più! Non fu così. Di tanto intanto, la notte, dai corpo della povera donna, si sentiva: Trih! Trih! Trih! E ora non c'era verso di ammazzare il Grillo; bisognava prima ammazzare lei. Nove mesi dopo, la donna partorì e fece un bel bambino, il quale, appena nato, invece di piangere, si mise a trillare quasi fosse stato un Grillo davvero. - Che nome gli daremo? Il nome lo porta con sé; chiamiamolo: Grillo. Grillino, sin dai primi mesi, fu la disperazione della sua mamma. Saltava dalla culla, dal letto, dalle braccia di lei come un Grillo a dirittura. - Grillino, ti farai male! Ti accadrà qualche disgrazia. E Grillino: - Trih! Trih! Trih! Non sapeva ancora parlare, e rispondeva a quel modo. Quando crebbe fu peggio. Per un nonnulla picchiava i ragazzi che facevano il chiasso con lui, e poi spiccava un salto sul tetto d'una casa, in cima a un albero, dove nessuno poteva raggiungerlo. E di lassù canzonava i compagni: - Trih! Trih! Trih! Era il suo verso. Suo padre scoteva la testa a queste, prodezze: - Grillo è nato e Grillo morrà. La mamma cercava di prenderlo con le buone; se la gente veniva ad accusarglielo: - Grillino, Grillino, non far dispiacere alla tua mammina. - Trih! Trih! Trih! Lasciateli dire. Finalmente Grillino ne fece una molto grossa. Passava la carrozza reale con dentro il Re, la Regina e la Reginotta. Che fa egli? Spicca un salto sul cielo della carrozza e: - Trih! Trih! Trih! I cavalli si spaventano, prendono la mano del cocchiere e via a rotta di collo, nitrendo e sparando coppie di calci, fra le strida e gli urli di tutti. Grillino intanto, con le gambe larghe e le braccia aperte, pareva incollato sul cielo e rideva, rideva o riprendeva a trillare. Quando gli parve, spiccò un salto e giù. Cavalli e carrozza si fermarono a un tratto. Questa volta però Grillino non fece a tempo per scappare. I soldati che seguivano a cavallo la carrozza del Re e che le erano corsi dietro di galoppo, furono più lesti di lui; lo afferrarono, lo ammanettarono e lo condussero in prigione. - Ah, Grillino, Grillino! Te l'avevo predetto: T'accadrà qualche disgrazia! - Mammina, state allegra; non è niente. Suo padre, scotendo il capo: - Grillo è nato e Grillo morrà! In prigione, Grillino non sapendo come spassarsi, si divertiva al suo solito, trillando da mattina a sera. La sua prigione si trovava proprio sotto le stanze del Re, e quel trillo gli rompeva il capo. - Per ordine di Sua Maestà, Grillino, sta' zitto! A chi dicevano? Al muro? - Trih ! Trih! Trih! Il Re, infuriato, ordinò: - Tagliategli la testa! La Reginotta, udito che le guardie andavano alla prigione per mozzare la testa a Grillino, corse a gettarsi al piedi del Re: - Maestà; se Fate ammazzare Grillino, mi accade una gran disgrazia! - Chi te l'ha detto? - Una voce dal fondo del cuore. Grazia, Maestà! - E se non si cheta? - Glielo dirò io; si cheterà. La Reginotta andò lei in persona alla prigione. Le guardie già avevano legato Grillino, con le mani al dorso, e stavano per farlo inginocchiare bendato, davanti al ceppo su cui dovevano mozzargli la testa. - Grazia di Sua Maestà! Tu, Grillino, intanto devi promettermi di stare zitto. - Non posso, Reginotta. Trih! Trih! Trih! - Grillino, Grillino, fallo per amor mio! Grillino questa volta si mise a cantare: - Grillo, Grillino, Se non gli dà la figlia il suo sovrano, Notte e giorno trih! trih! Grillo, Grillino! Come? Voleva sposare la Reginotta? O ch'era ammattito? La Reginotta la prese in ridere e disse al Re: - Maestà, Grillino è pazzo. Vuole sposarmi. Canta: Se non gli dà la figlia il suo sovrano, Notte e giorno trih! trih! Grillo, Grillino! Il Re però non la prese in burla: - Ecco come gli darò la figlia! Mozzategli la testa. Le preghiere della Reginotta non valsero più. Le guardie tornarono a legar Grillino con te mani al dorso e lo fecero inginocchiare bendato, davanti al ceppo: - Grillino, raccomandati a Dio! - Trih! Trih! Trih! Il boia alzò la scure e diè il colpo. La scure rimbalzò, col taglio acciaccato, quasi il collo di Grillino fosse stato di bronzo. A questo portento, boia e guardie, atterriti, scapparono a gambe, e non pensarono neppure a chiudere la prigione. Grillino, in un lampo, sciolto e sbendato, diè un paio di salti e fu all'aria aperta. Un altro salto e montò sul tetto del palazzo reale, proprio dov'erano le stanze del Re e subito: - Trih! Trih! Trih! Non la finiva più! Il Re aveva fatto il capo come un cestone con quel trih! trih! maledetto. Ma che fare? Come riprendere Grillino che saltava di qua e di là, da quel Grillo che era? Nel palazzo reale non si dormiva più da una settimana; tutti avevano perduto la testa; parevano tanti matti: - Accidempoli a Grillino! Quella vitaccia non poteva durare. Il Re venne a patti: - Grillino, ti dò un tesoro! - Ce l'ho, Maestà. - Grillino, ti faccio barone. - Sono qualcosa di più, Maestà. - Che tu sei? - Sono Reuccio. Il Re stupì. - E dov'è la tua corona? - Sotto il letto di mia madre. Il Re mandò a cercare nella casetta affumicata sotto il letto della povera donna, per vedere se era vero. - Maestà, sotto il letto c'era un cesto con de' cenci. - Hai sentito? - disse il Re. - Non hanno saputo cercare. Il Re mandò di nuovo, e mandò i Ministri perché cercassero meglio. - Maestà, sotto il letto c'era un paio di ciabatte. - Hai sentito Grillino? - Non hanno saputo cercare. E giorno e notte sul tetto del palazzo reale: - Trih! Trih! Trih! Accidempoli a Grillino! Accorse sua madre: - Grillino, Grillino, sta' zitto! Vieni giù! Suo padre scoteva la testa: - Grillo è nato e Grillo morrà! E se n'andò in campagna pei fatti suoi. I Ministri dissero: - Maestà, non c'è verso; bisogna dargli la Reginotta. Il Re piegò il capo: - Figliuola mia; bisogna che tu sposi Grillino. Quando riferirono a Grillino che il Re gli avrebbe dato la Reginotta, egli rispose con una spallucciata: - La volevo e non me la diedero: ora me la danno e non la voglio io. Due salti e sparì. La Reginotta s'ammalò. Il Re e la Regina le domandavano: - Che ti senti, figliuola? - Ho male al cuore. Se non sposo Grillino, muoio. Intanto, di Grillino nessuna notizia. Chi l'aveva sentito trillare in un posto, chi in un altro; ma nessuno l'aveva veduto. Il trillo però era quello di lui; si riconosceva. Guardie e soldati andavano attorno per tutto il regno, chiamando: - Grillino! O Grillino! Lontano, lontano, sentivano: - Trih! Trih! Trih! - É su quella montagna. E accorrevano. Arrivati lassù, il trillo si sentiva nella pianura lontano, lontano: - É laggiù! E scendevano a corsa. Arrivati nella pianura, il trillo si sentiva tra i boschi, lontano lontano. Guardie, soldati, dal gran camminare, erano spedati, non ne potevano più. La Reginotta diventata una larva, col fiato ai denti disse: - Maestà, vado io! Lasciatemi andar sola. E prima andò nella casetta affumicata dei genitori di Grillino. - Buona donna, dov'è la corona di Grillino? E a un tratto s'intese: - Trih! Trih! É sotto il letto. Reginotta, scavate. La Reginotta, trovata una zappa in un canto, si mise a scavare. La corona non veniva fuori. - Grillino, sono stanca! Ho le braccia rotte. - Trih! Trih! Reginotta, scavate. La povera Reginotta riprese. Scava, scava, scava, la corona non veniva fuori. - Grillino, sono stanca! Mi sento morire! - Trih! Trih! Trih! Reginotta, scavate! La Reginotta, sfinita, si buttò per terra: - Mi sento mancare! E morì. Grillino comparve; e vista la Reginotta senza vita, si mise a piangere. - Trih! Trih! Trih! Ah, Reginotta mia! La mala sorte volle così! Trih! Trih! Trih! Prese in mano la zappa, diè due soli colpi, e venne fuori la corona reale; sotto di essa, un tesoro non mai visto: abbacinava a guardarlo. - Babbo, mamma, questo è vostro. Ora piangete Grillino. E si stese come morto per terra. Babbo e mamma lo piangevano: - Grillino bello mio! Figlio, Grillino! Intanto il corpo di Grillino si raccorciava, si raccorciava. - Grillino bello mio! Figlio, Grillino! Il lamento dei genitori si sentiva per tutta la via. E il corpo di Grillino continuava a raggrinzarsi, a raggrinzarsi; non pareva più di uomo. Infatti a poco a poco egli era già ridiventato Grillo nero, con le gambine esili, e le ali. - Addio, mamma! Addio, babbo! Un salto, e via per l'uscio: - Trih! Trih! Trih! Grillo era nato e Grillo era morto. E noi restiamo col mantello corto.

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