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Vietato ai minori

Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura

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Trovo il bambino in una scuola elementare. Sapevo dove è ricoverato (nel solito istituto di suore) ma ho preferito incontrarlo dove di lui non si sa ancora niente. Del suo passato, ha già un passato. Me lo conduce una bidella grassa e sorridente, tenendolo per mano. Passa alla mia mano senza alzare gli occhi, con ditini inerti freddi e appiccicati, più passivo che docile. Si capisce che è abituato a vivere fra estranei, conosco questa passività avvilita. Rimasti soli _ la bidella chiude a un cenno _ me lo faccio sedere accanto. Non mi ha mai guardata, tiene la testa giù con un ciuffetto castano a mezza fronte. Quello che voglio sapere da lui è difficile, non so come cominciare. "Ti chiami Tonino?" Fa sì col capo. Il Tonino l'ho supposto. Si chiama Antonio R., un cognome che sulle sue labbra infantili, per una irrazionale impressione, temevo suonasse più terribile di quando apparve in cronaca nera. Rimane immobile, sembra che non respiri. Deve avere otto o nove anni, benché ne dimostri meno. È corto, la testa rotonda da neonato, rotondo il profilo, gambucce e pieducci li tiene ben uniti. Una compostezza incredibile se penso alla fila scombussolata degli "orfanelli" con la monaca avanti e indietro a raddrizzarli. È intimidito. O avrà paura? So che può essere anche paura. Gli tocco le mani, sempre fredde e molli, una guancia una spalla, e sento che rifugge dai contatti. Senza scansarsi, un vago raggrinzimento, qualcosa d'impercettibile. Dico: Vorresti fare un viaggio? Non mostra d'aver udito. Provo in un altro modo: Desideri rivedere qualcuno dei tuoi parenti? Accenna di sì con la testa, debolmente, forse incredulo. " Quando vuoi partire?" Allora alza gli occhi e mi guarda, uno sguardo precipitoso subito riabbassato. Tuttavia ha preso cognizione di chi gli parla, con l'intuitiva immediatezza dei bambini. Posso mettergli un braccio sulle spalle, ora ci sta. Torna perfino ad alzare gli occhi. Sono nocciola, forastici ma dolci. La curva della fronte a bauletto, naso guance mento piccoli rotondi, danno l'idea d'un cucciolo. Anche quel sogguardare è da animaletto che va rassicurandosi sotto le mani. Premo un po', ci sta ancora. Mi si stringe il cuore per sua madre. Prima di venire qui s'era discusso a lungo col giudice se aderire alla richiesta della detenuta Alma R. di rivedere il figlio. Devo rendermi conto della disposizione del bambino, della opportunità o meno di questo incontro. Cerco di farlo parlare: dov'è il suo paese, chi sono i suoi parenti, se ha fratelli e sorelle. Risponde con un filo di voce, raccolgo le parole curvandomi. Dice tre sorelline (ma sono cugine) nomina la nonna gli zii il compare. Non nomina il padre, sa che è morto. Mi domando se sa' se ricorda, come e da chi venne ucciso. In Assise, quando fu necessario interrogarlo, del resto con molta precauzione, minuscolo bambinello di quattro anni, unico testimone, non gli si cavò niente, sembrava inconsapevole o inarticolato. La madre era stata fatta uscire dall'aula e non la vide. Ignoro se sappia dove si trovi adesso, che cosa serbi nel fondo della memoria. Si era discusso appunto sullo stato d'animo del bambino verso di lei, se l'incontro rischierebbe di procurargli, o rinnovargli, un trauma psichico. Non l'ha nominata. "Vorresti andare dalle cuginette?" È ammutolito di nuovo. "O dallo zio... zio..." Sussurra: "Zi Titta." "Zi Titta, proprio. Ti vuole bene. Desideri andare da lui?" Questo zio ne prese cura, lo tenne in casa i primi tempi coi suoi cinque figli. Era stata una cosa orrenda, uno di quei fatti che sommuovono le popolazioni, la cronaca nera lo definì una versione rurale di amanti diabolici. (Quelli per i quali l'amore fisico non è difficile, è facile anche il reato violento.) Temo di turbarlo a nominare i luoghi, i parenti. Non ha risposto. "Puoi fare un bei viaggetto," dico, "ti piace viaggiare?" Annuisce. "Col treno o con l'autobus? Magari ti piacerebbe l'aeroplano," provo a scherzare. "Casca," dice inaspettatamente. "Meglio il treno, sicuro. Dimmi dove vuoi andare." Non risponde. Tento un diversivo. " Da quanto tempo non viaggi?" Per quello che riesco a capire, lo mandarono durante le vacanze estive a casa di nonna, rivide le sorelline gli zii il compare e mamma, aggiunge tranquillamente. Lo dice d'infilata, penso a una confusione. Ma ha solo confuso i tempi perché spiega in carcere con lo stesso tono. Non sapevo _ e nemmeno il giudice attuale _ che gliel'avessero condotto quando era detenuta qui, almeno due anni fa, prima del processo d'appello che commutò l'ergastolo in vent'anni. Mi ha colto di sorpresa. E forse dopotutto il carcere non gli avrà fatto impressione, un posto chiuso e col parlatorio come l'istituto. Visita breve, meno piacevole che alle sorelline di gioco, l'ha invertita nel ricordo, mettendola dopo. È il caso di riportarcelo? Ora deve fare un viaggio lungo, accompagnato da un'ennesima persona estranea, dormire in albergo, ed è più grande, bisogna rimescolargli la memoria. Ma che possa derivarne un trauma psichico ormai ne dubito. Se pure non dimenticano, i bambini a volte finiscono per confondere. Mi alzo automaticamente, incerta sull'esito del mio compito e ancora senza aver formulato la domanda conclusiva. Anche Tonino si alza. Vista di fronte la sua faccetta s'allarga, il piccolo naso è leggermente camuso, ha l'impronta seria un po' rustica del contadinello. Dice improvvisamente, forte: "Voglio andare a mamma." Mi scruta un attimo per assicurarsi. Lo riprendo per mano, le ditine sono calde e sciolte, premono. Sento che la sua carne si ricorda la carne di sua madre, i primi contatti d'amore con la vita. Il resto del mondo è freddo come la camerata dell'istituto, dovevo capirlo. Chi, se non lei, l'ha abbracciato baciato stretto e con impeto raddoppiato dalla disperazione. Del carcere nemmeno s'accorgerà, lui stesso è in carcere, il resto per ora è nebuloso. Sarà di nuovo avviticchiato dalle sue braccia, attirato appassionatamente sul petto (non c'è essere più appassionato di una peccatrice carnale) riscaldato, baciato e ribaciato. È di questo che ha bisogno. Glielo manderemo. Nel corridoio mi lascia e sgambetta verso l'aula, muovendo il corpo con animazione come se gli si fosse slegato.

32 CHI SCAGLIÒ’ LA PRIMA PIETRA

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