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Vietato ai minori

Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura

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Se ne stavano nell'angolo buio a lato dell'uscio chiuso. Una bimba e una donna. Alla bimba hanno brillato gli occhiali. Dentro l'ufficio le riconosco, le stesse dell'anno scorso. Vengono a piedi da una frazione. Riconosco anche il fango della contrada, la terra argillosa di certi viottoli che alla pioggia si sfanno sotto il passo e con la neve diventano impraticabili. Ma non ha ancora nevicato. Madre e figlia in abitucci scarsi, la madre vestita di nero con gonna e corpetto, molto linde, al modo della gente di campagna che si potrebbe definire riguardoso. In città, per recarsi a postulare negli uffici di assistenza, spesso si conciano alla peggio e preparano discorsi lamentosi o arroganti. Questa dice: Bongiorno signoria e scusate tanto. Poi spiega il suo bisogno: la creatura non ci vede più. Mi ricordo, le erano stati assegnati gli occhiali, per la prima volta con otto diottrie. (Si era presentata dicendo: la creatura è cieca.) La creatura se ne sta quieta con le braccia lungo i fianchi e i piedi uniti, le scarpette crostose come in posizione di attenti. Spronata dalla madre, avanza rigida qualche passo verso la finestra per lasciarsi guardare alla luce. Ho l'impressione, curvandomi, che smetta di respirare. Dietro le lenti i suoi occhi sono rimpiccioliti e inerti. Non ci vede più, ripete la madre umilmente. A volte cercano di ottenere qualunque cosa sia gratuita, farebbero persino delle iniezioni inutili (l'aborrita "puntura") esigono estrazioni di denti e protesi (che poi gli uomini tengono nel taschino) avanzano ogni sorta di richieste per ciascun membro della famiglia, mentendo sul proprio stato di indigenza. Ma non se si tratta di occhiali. Contadini e popolani malvolentieri s'inducono a confessare una simile necessità, tanto meno le donne, guai un figlio. Per le femminucce un imbruttimento e un disdoro, tali da precludere il matrimonio. Non è raro che in conseguenza del difetto alla vista si cerchi di avviarle a farsi monache. Eppure non si sa mai quale ente assistenziale debba provvedere a questo disgraziato bisogno, non risulta previsto da nessuno. La bambina abbassa il capo tirandosi indietro. Così esposta, i capelli a trecciole che scoprono una faccia larga nelle stanghette, con quello strumento sul naso sembra vittima d'una immeritata vergogna. La madre ha l'aria di attribuire questo difetto da gente istruita, di cui la sua razza è immune, appunto allo studio. Essa è analfabeta. Non nega di possedere casa e un po' di terra, il cubo di pietre soprammesse e le terricciole tutte sassi delle nostre parti, che se paghi la fondiaria e ti si aggiunge un'altra disgrazia, una malattia, non riesci più a comprare il sale. Si fa per dire, una volta il sale era l'unica spesa viva del contadino. Oggi magari si vestono ai magazzini in città, i tempi cambiano. Ricordo quando dalla stessa contrada scendevano a vendere cicoria e more di siepe, calzando polacche di vacchetta imbullettata che pulivano col nerofumo. Per venire, si viene sempre a piedi. M'informo se hanno avuto la luce elettrica e risponde che non ancora ma i giornali ne parlano. Certo i tempi sono cambiati. Vedremo se sarà possibile far concedere gli occhiali nuovi. Vada intanto dall'oculista per la visita. Ci ritroviamo un'ora dopo in farmacia, occorrono anche ricostituenti. Uscendo la donnetta cerca di rimanere qualche passo indietro per riguardo, ma capisce che voglio parlare e si mette a lato. Tiene però indietro la bimba, rasente le gonne con una mano come si reprime un cucciolo. Eh no, non mangia, rifiuta la minestra. A lei necessiterebbe la carne, ma noi giornalmente si fa minestra. E pane. La bimba mangia il pane. Frutta no non ne abbiamo, è terra dura che porta mandorli e le mandorle si vendono ci pasticcieri. Anche qualche uovo si vende al mercato. Dall'ottico la commessa ci riconosce, o forse riconosce i suoi occhiali. Prende il fogliettino giallo con la misurazione della vista e si stupisce essa stessa di undici diottrie. Anche la montatura in un anno s'è fatta piccola. La bambina che annaspa viene messa su uno sgabello. A occhi nudi sembra cieca davvero, non legge ai tabelloni la prima fila in basso di lettere così corpose, non vede niente. Poi col susseguirsi, cambiare e sovrapporre dei vetrini tondi in prova, comincia ad acquistare un'espressione, vaga e ansiosa. A mano a mano che riesce a mettere a fuoco, si rischiara, s'illumina, muta fisionomia. O meglio recupera la sua. Senza più timidezza, attenta tranquilla sicura, pronuncia i sì e i no. Con le lenti giuste legge bene le lettere più grandi. Nella scelta della montatura, benché non osi far sentire la voce, interviene alla cieca, tutta protesa al banco con un ditino puntato verso ciò che maggiormente lustra. Sono stata ad aspettare _usciamo di nuovo insieme _ avendo incarico di avvertire la donna che un altr'anno non ripeta la richiesta. È talmente felice che non sembra aver udito. Rosi, dice a ogni passo, Rosi hai la luce. Ma poi risponde grazie e un "Dio provvede" gentile e sereno. So che, lasciandoci, tenterà di baciarmi la mano come l'altra volta, com'è antica usanza contadina di ringraziamento. Io, o l'ufficio, chiunque o comunque, per lei impersona la Provvidenza. Sulla quale non si fanno ipoteche perché interviene sempre al momento giusto, ne un istante prima ne uno dopo. Mi piace questa donnetta fiduciosa dagli occhi vivi di gioia e di buona vista. Si è rimessa a lato, pronta a soddisfare ogni domanda. Cinque figli, sì, il maggiore di tredici anni. E comincia ad aiutare, sì, porta le pecore al pascolo. Due pecore e un pecorino, dice dolcemente. (Esprime più tenero e più riccio, quel pecorino.) Già, pure l'agnello è fuori stagione, al mondo si nasce. Il suo ultimo ha pochi mesi. Allattava il bimbo di un anno e mezzo _ per tirarlo un po' più avanti senza spese _ quando s'accorse di essere incinta. Non domanda, come tante altre, rimedi per evitare o sconciare le gravidanze. Mi viene fatto, quasi senza volerlo, di pronunciare le parole che si dicono nei paesi da queste parti: i figli sono provvidenza. Ma forse è un uso comune nelle campagne, o meglio una fede consolatoria. Essa racconta che negli uffici gli uomini sono bruschi, ti rinfacciano sempre ma perché ne fai tanti. E ride confusa, è una confusione mentale. Capisco quando aggiunge: A noi ne vengono tanti e ai signori no. Una semplice constatazione. L'ha detto, per inverosimile che possa sembrare, con assoluta semplicità e credulità. Davvero è convinta che Dio li mandi. Ha continuato a reprimere un po' indietro la bimba, che sguscia da sotto la mano materna per lanciarmi qualche sguardo. Ora ci vede, ha la luce. Un bei paio di occhiali, buona misura, non le stanno male. E non ha più quell'aria d'innocenza offesa. Esortata a mangiare la minestra, annuisce rossa rossa. È una bambina graziosa, sveglia e precocemente sensibile come tutte le creature umane provate da qualche infelicità. E anche questo, se lo sapesse pensare, sua madre chiamerebbe provvidenza.

28 TACCUINO DELLE UDIENZE

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