;

Vietato ai minori

Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


21

Mentre sono in ricreazione mi giunge la frase: Non devi dare retta agli uomini. Pronunciata con autorità da Giuseppina. Nove anni. Le femminucce assumono queste arie sapute. Il gruppo viene verso di me, come quando desiderano che assista ai loro discorsi. Metto la frase in rapporto con la notizia di ieri, ma poi scarto l'idea. Mi sembra piuttosto del genere "sarà la menopausa", della stessa Giuseppina che ha così sovente mal di testa. Ieri mi avevano detto: Hanno ammazzato una bambina. Non è la prima volta. Ma rientra nei fattacci di cronaca nera piena di ammazzamenti. Uomo o donna la vittima per loro non fa differenza, solo più impressionante le bambine. Bruto mostro per loro è sinonimo di cattivo, la violenza approfittarsi del più debole, sevizie le sofferenze inflitte. Questi poveri mostri rientrano nella schiera sempre più nutrita dei delinquenti per così dire generici. Giuseppina insiste, e nessuno la contraddice, che se un uomo che non conosci ti chiama per strada tu non gli devi rispondere. Un avvertimento così semplicistico temo di non aver mai pensato a suggerirglielo. "Nemmanco se lo conosci, " ribatte Maria Pia. Giuseppina annuisce gravemente. Sono entrambe bionde e graziose, svelte bimbe dei vicoli che escono sole, vanno con giudizio a fare la spesa, a comprare di prima mattina latte e pane, il carbone. Quando fu uccisa l'Annarella a Roma, in parecchie mi dissero che andavano esse pure a comprare il carbone, ma non erano spaventate. Da parte mia ritenni inutile allarmarle, queste cose non succedono nella nostra provincia. Portavano a scuola ritagli di giornale, la testa di Annarella così poco bambina e così penosa, con quegli occhi bistrati di stampa, la frangia storta in fronte e una lenzetta di pelo al collo. Era difficile parlarne. Del resto non sospettavo che collegassero la cosa al sesso. Se mai quella volta del feto deposto sulle immondizie in un pacco di giornale. (Lo trovò all'alba il padre di Maria spazzino.) Le cose naturali le sanno, un figlio si fa con l'uomo. "Eh sì," dice un'altra, "lo scarparo per esempio lo conosco, abita vicino a casa mia." Racconta che l'avevano "strascinato" in questura tante volte e adesso è in carcere. Non si poteva passare davanti alla bottega, essa ci passa di corsa anche quando è chiusa. Nessuna domanda perché. Capisco. Tutte sanno che glielo mostrava. Me ne rendo conto all'improvviso. L'hanno visto in pieno e in stato di solitària laidezza. Magari lo chiamano fra loro coi nomi che si usano volgarmente, uccello o pesce sarebbe il meno. E vi associano la prima idea del fare l'amore, si fa con quel coso lì. I nostri atteggiamenti da struzzo. Chiudiamo in compartimenti stagni quello che ci disturba. Ritenevo di essermi comportata da persona evoluta scartando la cicogna del libro di lettura _ siamo ancora a questo _e il più domestico cavolo. Delle madri incinte _dicono ingravidate _ lo deducono da sé: ce l'ha dentro la pancia. Rifiutiamo di credere alla logica dell'evidenza. Anche il paragone col fiore, vincendo i tabù che portiamo dentro (sepolti ma non morti) e supponendo oggi possibile un'educazione sessuale nella scuola, lo assomiglierebbero un po' troppo alla storia del cavolo. Bambine che vivono nella promiscuità di famiglie in poco spazio e per strada vedono gli animali. Infatti non domandano mai niente. Occorrerebbe un discorso più attinente del fiore pistilli e polline _ eppoi quei fiori lì figuriamoci, non è che la natura abbia scelto proprio bene così lontani da due cani accoppiati, per non dire altro. Il seme umano. E come ci va a finire dentro? Qui è il punto e l'ostacolo, il blocco per il nostro puritanesimo cattolico. Se domandassero. Ma non domandano. Si adeguano alla finzione. Non domandano neanche a me, non l'ho meritato. Del resto sommano due più due. Sono ancora qui. Interviene Anna rosea e tranquilla. "Uno mi ha detto se ci vieni ti do le caramelle." Mi guarda, ma è una compagna a parlare: Ci sei andata? L'Annetta non ci è andata no, ride. "Nemmanco se lo conosci," ripete con indicibile tono d'esperienza Maria Pia, scuotendo i capelli biondi gonfi che porta lunghi sulle spalle. È rotonda, molto femminile. Andava ai giardinetti a giocare, c'era uno che si sedeva sulla panchina e chiamava. Essa ci andò, prese la cioccolata ma poi scappando la buttò in terra. Maria, smilza brunetta dagli occhi frizzanti: "A me mi portò dentro la chiesa nel banco." La grassa Lucia: "C'è uno che si mette al balconcino del cortile." Parlano come sempre lanciandomi sguardi per assicurarsi che le ascolti, hanno più interesse se le ascolto io. Raramente intervengo. È così che le conosco meglio, che mi si rivelano nella loro vita. Ma oggi sono rimasta davvero senza parola. Troncare il discorso no, non devo comportarmi in modo insolito. Aggrediscono gli argomenti scabrosi con l'innata grazia del sesso e l'inoffuscato candore dell'età. Ciascuna del gruppo ha da dire la sua, interloquiscono con un piccolo gesticolamento, raccontano senza dilungarsi, senza sorrisi maliziosi, senz'ombra di vergogna. La loro naturalezza mi riesce quasi insostenibile (i tabù dai precordi). Nessuna fa domande, tutte sanno. Si sono intese sulla parola "sporcherie", del resto pronunciata una sola volta. E comprende anche l'atto da cui sono nate, ogni cosa del sesso. Sporcherie alle quali soggiaceranno, vi andranno anzi incontro come allo scopo della loro vita di donne. Spiegare che "quelli" sono dei malati presupporrebbe molte altre spiegazioni e non è escluso che coinvolgerebbe padri e fratelli. Perché se in casa hanno visto qualche cosa, il due più due porterebbe al medesimo risultato. Mi limito a consigliare: Ditelo sempre alle vostre mamme. Ma risulta che alle mamme non l'hanno mai detto. Se lo dicono solamente fra loro. Queste madri, le stesse che negli uffici assistenziali e perfino nei corridoi del tribunale, mi cercherebbero rimedi per non fare figli, "certe cose i signori le sanno", a scuola, un po' per soggezione, un po' perché alcune sono di specie più semplice _persuase di non poter togliere all'uomo, "l'unico spasso che non costa niente" (costa una torma di figli) e che è poi un obbligo per legge e per volontà di Dio, e come si fa a parlarne ai ragazzini l'impareranno da sé a suo tempo _queste madri si scandalizzerebbero. Per altri versi (o per gli stessi?) l'ambiente scolastico insorgerebbe. Si progetta di riunire quelli dell'istituto in classi separate dagli altri _ segregazione razziale _anche perché, tigna a parte, fanno le porcherie. Stessa espressione in bocca agli educatori, leggermente ritoccata. Proposta dalla collega per la quale Sodoma e Gomorra non esistevano all'epoca della Bibbia. Per qualcosa intravisto _ ma ci giura _sottobanco, forse maneggi innocenti. Be', e se fosse, non li puniscono con una giornata a letto a giocare col proprio corpo? Non gli hanno lasciato, non possiedono che il loro corpo. "Ma lei, un figlio suo, lo metterebbe insieme a questi?" Domanda inaudita per tempi di democrazia. Razzismo coi bambini. Allora ci vuole altro che democrazia. È durato un quarto d'ora. Un quarto d'ora molto istruttivo, l'innocenza è esplicita ed esauriente. Le più graziose, le biondine con arie donnesche e gambette tornite, sono le protagoniste, l'oggetto della concupiscenza. Posso ricavare dati più che approssimativi dalla involontaria inchiesta. Inchiesta con angeli non del tutto asessuati. Sono in maggioranza del popolo, le più libere e incustodite. Se provassi fra altre categorie la percentuale si ridurrebbe ma non molto. Pochi genitori borghesi sospettano o tengono conto di queste cose. L'uomo stesso, l'uomo normale, l'onesto padre di famiglia, ignora o ha dimenticato quali e quante debolezze deviazioni aberrazioni esistano nel suo sesso. La donna ne sa di più essendone il bersaglio. Sono discorsi ai quali si arriva di rado, sgradevoli, ma una volta accettato l'argomento _e lo spinge avanti sempre più spesso la cronaca nera _ è inesauribile ciò che può venirne fuori. Aperti i compartimenti stagni e radunando confidenze casuali, fatti passati, discorsi tra donne, ne ricavo istantaneamente che poche mancano di ricordi del genere nel bagaglio delle esperienze infantili. L'esibizionista per strada, l'amico di famiglia in casa, lo zio amatissimo da tutti a cui si affidano volentieri i bambini, un maestro a scuola (mai si parla dei padri). E nessuna raccontò alla madre. Da adulte ne ridono. Leggono la nera, quando capita il fattaccio si terrorizzano, ma l'allarme non si proietta che brevemente sulle fìglie. Esse no. Sono cose che succedono, ma la mia no, la mia la guardo io. Intervenire? Rimango perplessa, tanto sono radicate in noi certe resistenze. Finché mi indicano Bruna, che non gioca con le compagne e s'è messa sola contro i vetri della finestra volgendo la schiena. TI sordomuto la chiamava. Come il sordomuto! Come un cavallo, spiegano, nitrisce. In parecchie conoscono questo sordomuto che chiama e rincorre le bambine. Abita vicino alla scuola, mi precisano vicolo e numero. Anche Bruna abita qui vicino. No, non l'aveva mai detto a sua madre. Una va a prenderla alla finestra e me la conduce. Bruna è grande, una ragazza che ho tolto dalle differenziali, nevrotica, sbatteva continuamente le palpebre rovesciando gli occhi. Lo fa di nuovo adesso. Rientrava a casa ieri sera _sono le altre a parlare _ nel buio non ha resistito alla paura di sentirselo nitrire dietro per le scale e ha urlato mettendo in subbuglio il casamento. Perciò l'hanno chiamata. Non capisco. Chiamata chi? dove? In questura, con la madre. Bruna non sembra disposta a parlarne. Le bambine s'allontanano, come se lo scopo fosse stato di condurmela. Bruna rimane. È un po' arrossita, tremola le palpebre quasi per assentarsi con lo sguardo. Si vergogna. È stata chiamata e interrogata in questura. Non è più come prima. Mi rendo conto che, pur non sapendo da dove cominciare, debbo cominciare. Educazione sessuale nelle scuole. Quando ci si arriverà? Io comincio oggi. Dopo i questurini.

Vietato ai minori