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Vietato ai minori

Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura

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In provincia la parola è stata poco usata, dovevo venire a Roma per risentirla. Roma corrotta a metropoli col suo babelico dopoguerra. Ma dopo aver riempito le cronache e gli schermi, lo sciuscià sta tornando nell'ombra. Non più il numero strabocchevole, i casi strabilianti ( " rubare " un soldato americano, un negro, "rivenderseli": circolano ancora come barzellette) esaurito il fenomeno spettacolare. Però le squadre del buon costume continuano a rastrellare ogni giorno per le vie un certo numero d'irregolari. Bambini. Passano per la questura molto vicino a quelle stanze d'aspetto con panche verdi e gialle in cui trascorrono la notte irregolari d'altra specie. Tanto da potervi incontrare la propria madre. Li visitano gli stessi medici del reparto celtico. Prostitute e minori vanno a finire al San Gallicano. Una comunanza sufficiente a dare la misura della situazione. Quando la visita sanitaria è favorevole, i minori _bambini _vengono spediti al San Michele. Decido di andarvi. Non è facile. Ci riesco. San Michele è il centro di smistamento che possiede Roma, dopo anni dalla guerra. Edificio antico enorme, al solito cadente _ un colpo d'occhio dal taxi _ grosso patrimonio che non rende più. Sempre, per i ragazzi, questa sorta di relitti rifiutati anche dalla pubblica amministrazione. Gli uffici consistono di vasti saloni _ qualche scrivania vi si sperde _ decentemente tenuti e con tracce del passato splendore. Dai finestroni si vede il Tevere, arioso verdino sotto il sole come un pezzo di mare, perfino coi gabbiani. Ma nessuna traccia dei bambini. Qui è il regno dei vecchi, l'ospizio di mendicità che presta un angolino e una monachella ai rastrellati. Il Gabelli presta gli agenti. Salvo l'angelica suor Maria Elodia, il prestito è ben magro. Una specie di veranda- corridoio su un cortile-pozzo e tre stanzoni, due adibiti a dormitori. Solo nei dormitori maschi e femmine restano separati. Durante il giorno tutti insieme nello stanzone _ vi giocano e vi mangiano _cupo smattonato, con tavoli e panche sudici traballanti. Ragazzi che hanno avuto Roma per campo di battaglia. Se c'è un posto dove maschi e femmine dovrebbero tenersi rigorosamente separati è questo. Stanno nello stanzone in promiscuità dalla mattina alla sera, praticamente disoccupati. Vengono per alcune ore, a turno, maestre distaccate dall'insegnamento, a intrattenerli. Senza carta matite libri, senza materiale ne per lo studio ne per il lavoro. Anche con buoni mezzi sarebbe arduo organizzarsi in questa trappola dove cascano, per un giorno una settimana al più mesi, gl'irregolari della città. SÌ possono ammirare pozzetti di carta con disegnini più o meno autentici, ritagli di pupi a catena attraverso fogli di giornale, due o tre fiori finti in velina, pezzuole con qualche punto indefinibile. Campioncini forse artefatti, comunque roba incongrua, che serve per mostra e giustificazione alle presenze. Espone, la maestra, e ne i suoi occhi miopi ne quelli candidi di suor Maria Elodia s'accorgono della rifinitura che una mano infantile ha aggiunto all'ultima catena di pupazzi che esce dalle forbici, resi maschi e femmine dai rispettivi attributi inequivocabili. Qui ci sono anche ospiti di dodici tredici anni: intrattenerli col ritaglio di pupazzetti di carta, essi che ne sanno più di monache e maestre in blocco (le monache più delle maestre). Ce n'è stati _ quando vi passavano a migliala: milleottocento ne ha visti la sola monaca _di cui ancora si racconta. Uno che per quattro anni riuscì a farsi credere sordomuto da tutte le questure. Scappò da casa con altro simulatore e andavano mendicando. Rastrellato qui continuò a sostenere la commedia. Visita medica, ospedali, specialisti. Un bei giorno forse stufo, esplose a squarciagola con Zazà. A suor Maria Elodia accorsa disse che gli aveva fatto la grazia san Michele. Altro tipo strabiliante il "tenentino." Lo presero che se ne andava dietro agli alleati, combinato in una divisa militare, si teneva sul petto la medaglia di suo padre colonnello morto in guerra (beninteso partigiana). Nominava gente d'alto rango, personalità politiche, tutti amici del padre. In quella condizione (aveva addosso una venerea, spiccia abbreviazione della monaca) serbava l'innata dignità. Gente esperta smaliziata scaltrissima, durò parecchio a lasciarsi abbindolare, fuorviata dal nome falso e dalle indicazioni sballate. Alla fine se ne venne a capo, fu identificato da suo padre al San Michele. Entrò pallido come un morto, non lo vedeva da due anni. Il ragazzino neppure una grinza. Quel poveraccio ebbe paura di riprenderselo _ bisognò rimandarlo con due agenti _ sapeva che prima di arrivare alla stazione gli sarebbe scappato di nuovo. Riscappò dopo. Correzionale. Al momento mancano i casi clamorosi. Vi sono monellucci che la famiglia senza risorse spinge all'accattonaggio, bambini abbandonati, ladruncoli, vagabondi, rissosi, i cosiddetti "generici". (Se si fa vedere qualche madre delle borgate è per piangere, se parlano è per lagnarsi con la monaca di questa maledizione dei figli, cercare a lei un sistema per abortire meno pericoloso del ficcarsi dentro un corpo estraneo.) C'è un calabresino bruno come un moretto, occhi neri dolcissimi, che il fratello maggiore fornì a Cosenza del biglietto ferroviario e spedì alla capitale contando che sarebbe stato fermato e messo in qualche posto a spese del governo: ebbe il tempo di godersi la capitale per qualche giorno. C'è la bambina che vide sgozzare la propria madre dall'uomo nero" e rimase coricata con la morta l'intera notte, la trovarono che cercava di scaldarle le mani. Una coppia d'indivisibili _ prima di qui non si conoscevano _ simpaticissimi. Vogliono fare i meccanici, come spesso ambiscono i ragazzi, e sembra questo ad accomunarli. Ma se pure si trattasse d'una indivisibilità di natura più intima, ebbene ? Due faccette serie, fruste, con pieghe dolorose, la patina dell'esperienza. Aspettano di essere destinati insieme a qualche istituto. (Ma si baderà a non separarli?, le assegnazioni sulla carta separano anche i fratelli.) Genitori all'ospedale, in carcere, morti. Uno ha detto con importanza: Mamma eia il cancro alle budella. L'altro, rimasto completamente solo, per mesi ha dormito dove capitava e provveduto al proprio sostentamento. C'è il ribelle disadattato irreversibile che coi mezzi comuni _qui senza mezzi _non si riesce a domare. Facile predirgli la galera, previsione dell'agente. Una faccia sbalestrata. Arretra divincolandosi e parando il braccio. Deve averne preso di botte. Si lascia infine toccare con un lungo fremito come una belva. È la terza volta che lo portano qui (ci ritrova il fratello e la sorellina con la bocca storta per una paresi), dai salesiani scappa. Gli domando perché. Menano col manganello. Attorno si ride. Sbaglia sempre, vorrebbe dire campanello. Gli davano sulla testa il campanello delle lezioni. Questi tipi scappano tutti dai salesiani, conferma la suora. La disciplina della comunità applicata di colpo deve risultare come una imposizione subitanea e incondizionata di virtù al gran peccatore. Anche le città i borghi dei ragazzi, superata la fase eroica del rastrellamento fra le macerie e dei capannoni a tettoia, costituiti a organizzazione regolamentata, escludono gl'irregolari, la loro collocazione resta l'ospedale la neuro il manicomio il reclusorio. L'" artista" si esibisce davanti all'ospite su un pezzo sgualcito di giornale, col mozzicone di matita traccia a segni rapidi e sicuri grosse teste sbilenche espressive. Sono avidi di carta, c'è gran consumo di giornali vecchi. Quello che crede di prepararsi all'esame d'ammissione _ ma non ha libri, gli fanno fare qualche cosa per tenerlo buono _si offre di leggermi un suo tema. E vuole mostrarmi la fotografìa di quando cantò alla Rupe Tarpea. (Be', non ce li hanno buttati.) In cinque o sei spostano i tavoli con fracasso, vi mettono sopra le panche, staccano dal muro foto accartocciate. È davvero lui al microfono. E gerite intorno, signore e signori, pezzi grossi. Ebbero un gran pranzo. Eh, dice rimirandosi, sono proprio io.. Ora è seminudo sporco irsuto. Non ce tengo, dice, a dove sta qua dentro uh piagnerei. Va e viene. Ci sta da sei mesi. Ebbero anche i pacchi dalla "moglie della Repubblica," insomma la Presidente. Un pacco per uno, ma c'era roba piccola, i calzoni non entravano, la maglietta a una coscia. Che si credevano, il brefotrofio. Domando perché si trova al San Michele. So' cattivo, mbè. Ma cede la sua spavalderia, gonfia gli occhi di lacrime e s'allontana. Questo mostruoso San Michele. Almeno separarli maschi e femmine. Nel putiferio che a tratti si scatena, suor Maria Elodia ripete che i maschi hanno già le veneree. Basterebbe intanto un semplice cambio: gli uffici ai cameroni tetri e i piccoli ai saloni degli uffici, vedrebbero il Tevere come un pezzo di mare. Certo, è solo uno scherzo. Sia l'agente che la monaca a sentirmelo dire hanno riso. Ma si sta provvedendo per iniziativa della questura. Sì, proprio la questura. Appello a tutta la cittadinanza abbiente. E l'istituto di osservazione al centro minorile? Risposte evasive, come se non si sapesse che è, il Gabelli viene sempre chiamato riformatorio. Bene, milioni se ne sono già raccolti. C'è stato il famoso ballo, ne parlarono le rubriche mondane. Mi si mostra il ritaglio di un diffuso quotidiano: civettuolo titolo "II ballo dei nastri," cronaca d'un "avvenimento mondano di memorabile eleganza" a totale beneficio della erigenda "Casa del fanciullo". Le vie della provvidenza sono infinite: questa forse, gira e rigira, alla fine arriverà.

14 PERDITIS ADOLESCENTIBUS

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