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Vietato ai minori

Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura

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Le teste a taglio corto e a rapatura si sono riempite ed è assai dubbio che un barbitonsore vi rimetta presto le mani. Fa freddo, ormai vengono con coppole cappucci vecchi scialli femminili. Una volta sgusciati saltano fuori ciuffi erti irreducibili. Vivere tra gente con la capigliatura a posto rende difficile compenetrarsi di certe situazioni. Per esempio, la mancanza d'un pettine. E il più modesto figaro dei vicoli esige pure qualche moneta. Così succede che i miei maschietti si riducono con la nuca a lische impastate fin dentro lo scollo dei grembiuli già logori e nella sfrangiatura di varie magliette soprammesse. .Hai un pelo da cane morto, dice Marcelle al compagno di banco. Si offre di portarselo a casa, dal padre che con forbici e rasoio s'arrangia. A lui lascia il ciuffo per coprire il buco della scheggia. Ancora ci fa mettere il dito e parla di bombe, ma la sorella fulminata in mezzo alla strada è come se l'avesse dimenticata. (Anche Augustino dell'anno scorso è dimenticato, Vi ricordate di Augustino?, domandai dopo averlo trovato al centro. Nessuno se ne ricordava.) Per quelli dell'istituto è presto fatto, basta tele fonare. Non poi tanto presto, bisogna insistere, fare la voce grossa. E, una volta tosati, vengono fuori certe croste che prima non si vedevano. "Franco, che t'è successo?" Risponde senza guardarmi: Una sassata. Anche Ciro ha segni di sassate. Fa la cocchia, è l'espressione. Ossia la crosta. E tu? E tu? Sempre sassate. Caspita se se le danno. Qualcuno modifica: ha sbattuto al muro, o è caduto. Sospetto lì per lì punizioni corporali violente, è corsa voce che si adopera la cinghia per gl'incorreggibili. Come minaccia posso crederlo (risulterà invece vero) ma picchiare a sangue in testa no. Sono cento bambini " cattivi " all'istituto, da trattenere tutto il giorno e senza spazio. A parte che le monache _sei più l'aspirante e una donna di fatica _ non posseggono alcuna preparazione, nessun titolo di studio, il che riduce all'impotenza e alla violenza. Se il tempo lo permette li conducono fuori in uno sterrato pubblico adiacente. (C'è stata una sorta di uscita, al mercato, i bambini a turno con le sporte a riempirle di elemosine e avanzi di verdure raccolte in terra per la minestra: fatto cessare). Ebbene i sassi sostituiranno i giocattoli per chi non ne ha. Del resto i sassi sono un'attrazione per tutti i ragazzi. Le croste non cadono, anzi s'allargano, s'inspessiscono, si diffondono. Noto qualche chiazzetta di pelatura. E questo che è? Silvano afferma che è la cicatrice di una sassata vecchia. Osservo tocco frugo trenta teste per imparzialità. Giornata della pulizia, invento. Gli altri "di fuori" hanno cicatrici e crosticine anche loro, ma poca cosa. Alla fine Franco che è candido, di nuovo interrogato si lascia scappare: "La Madre dice che è la sassata." (Le scuffione, borbotta Marcello.) Mangio la foglia e telefono all'ufficiale sanitario. Inforcati gli occhiali, portandosene gruppi sotto la finestra, anche il medico mette le mani nelle zazzere e alle tosature. Sulle croste bofonchia. Riconosce i camici grigioferro. Ci risiamo, sbotta. Ma che è? Tigna, naturalmente. I sei interni e tre vicini di banco. Questi subito a casa. Gli orfanelli, come li chiamano a volte affettuosamente i compagni (ma orfani non sono) isolati sotto la finestra. Che vengano a riprenderseli. Il medico s'informa se i panni li tengono separati. Risulta che "in casa" ogni squadra prende come capita berretti cappucci sciarpe. Ne hanno di ogni foggia e qualità, un assortimento, roba di varia provenienza _ aiuti americani, elargizioni caritative _ convogliata in questi istituti dove si utilizza e si consuma tutto. Avevo visto Ciro e Franco ornarsi a giorni alterni, non senza civetteria, d'un berrettone di pelo giallastro alquanto intignato esso pure. "Bene," dice il medico scrivendo, "ricovero all'ospedale." Non è la prima volta, l'anno scorso fu scabbia. S'indigna un po'. Come rimaniamo soli, avverto nel gruppo alla finestra un certo fermento. L'ospedale: mi si stringe il cuore. Dovranno starci mesi. Sembrano piuttosto impressionati, si agitano in maniera insolita. Erano apatici, come animaletti avviliti, una sorta di abbrutimento. Brefotrofio e istituto, il primo ingresso alla scuola pubblica li aveva traumatizzati. Ancora sono poco comunicativi, taciturni. È ancora difficile rimuoverli dall'indifferenza, interessarli, farli partecipare alla vita scolastica, alla spigliatezza monellesca dei coetanei popolani. Soprattutto difficile è indurii a parlare. Hanno un così povero linguaggio, rudimentale, da sordomuti rieducati. Perfino le voci rauche stonate, la pronunzia stenta, i suoni informi. Manca poco che lo stesso medico li definisca subnormali. L'eccitazione da cui li vedo presi mi disorienta. Franco è scarlatto dalle comine in fronte fino al collo. Ciro, ritenuto "il più deficiente", ha pezze di colore ai pomelli e certi occhi animati da bambino vispo. Anche Silvano _tarchiato, impostatura e pacatezza lenta di contadino _ gira intorno iridi d'un azzurro vibrante. Che c'è, domando. Mi viene fatto d'allungare la mano, la ritiro a mezz'aria. Se non li tocco, se non li accarezzo, stabilendo col contatto fisico una concreta comunicazione, si divincolano a lungo prima di articolare. Be', adesso ho paura di quelle chiazze e croste, non vorrei rimetterci la chioma. Già mi pare di sentir prurito dappertutto, già sono tentata di grattarmi. (Essi mai si sono grattati: ligi forse a un divieto della Madre.) Epperò m'accorgo che non sarà difficile farli parlare, sembra che ne abbiano addirittura urgenza. "Si sta bene," salta su Ciro con gli occhiolini micanti. "Dove?" "All'ospedale," afferma con una sorta di entusiasmo. Rimango sbalordita. Guardo gli altri del gruppetto e capisco dalle facce. Diobuono, sono contenti di andare all'ospedale. "Ti danno latte zucchero," sintetizza Franco. E Ciro: "Panini caldi freschi." "Senti la radio," aggiunge Franco. Hanno tirato fuori una loquacità disinvolta confidenziale, assolutamente insospettabile. "La ciccia," scandisce pacato Silvano. Risulta che si rammentano, questi bambini dall'aria intontita assente, perfino di quello che mangiavano al brefotrofio piccolissimi. Erano pappe _ cibo avanzato alla guerra _ pappe di "farinello" americane e zuppette e brodette. L'idea della carne, dei panini freschi, del latte con lo zucchero (chi ha nominato la radio rappresenta il minimo di spiritualità che sussiste comunque nella natura umana, se pure non sia unicamente per il senso acuito di benessere che procurano i suoni) li rende così miseramente felici da conturbare l'anima. Ah se sono poveri. Più poveri del compagno col pelo di cane morto alla nuca, più poveri di chiunque al mondo. Senza accorgermene accarezzo le brutte teste tignose. Con incredibile audacia, sotto la mia mano, Ciro proclama forte verso i banchi, forte e baldanzosamente, la voce a gracchio: "Andiamo all'ospedale, noi." Incontestabile privilegio. Dai banchi i monellucci zazzeruti dei vicoli si mettono a ridere.

10 - RAPINA A MANO ARMATA

Vietato ai minori