Vietato ai minori
Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura
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Sala immensa di un vetusto palazzone, con finestre enormi. Minuscolo sull'altissima parete il Crocifisso che la distanza rattrappisce. Imponenti gli scanni elevati dalla pedana, in massiccia quercia scura e lustra. Per i testimoni una sedia con la paglia pendula come se perdesse i visceri. Giù due tavoli spaiati per i legali delle parti. A destra la panca degli imputati. Al di là delle transenne altre panche. Lampadine fioche di polvere accese al soffitto. I vetri opachi di sporco. Ci si vede male. Gli scarsi elementi del termosifone, dislocati alle estremità, non riescono a stemperare l'aria. Le aule di giustizia sono sempre fredde. Vi immettono due porte, una riservata agli addetti ai lavori. La gente sparsa nel tratto di corridoio _labirintici corridoi _mi si era accodata, respinta dall'ufficiale giudiziario. Testimoni imputati parenti, un imprevedibile numero di ragazzina gente arrivata con le corriere e i treni della mattina presto essendo la convocazione per le otto e mezzo. (Ma si comincerà verso le dieci e oltre, quasi sempre.) Vengono invece fatti entrare gl'imputati detenuti, con due accompagnatori in borghese, e messi a sedere sulla panca. Gli agenti s'appoggiano al termosifone. Sono in borghese, mi è stato spiegato, affinchè per strada non si dia nell'occhio. La legislazione minorile prevede talune norme di salvaguardia per la (presunta) sensibilità del minore. In effetti questa non è l'aula del loro tribunale. Secondo le suddette norme i ragazzi non dovrebbero essere condotti in mezzo al pubblico _vietato qui l'ingresso agli estranei: a porte chiuse _tanto meno nell'ambiente giudiziario destinato agli adulti. (Ma sono sottoposti a regime carcerario come gli adulti.) Sempre in applicazione delle norme, al centro è scrupolosamente allestita un'aula apposita, stessi scanni a schienale alto, stessa imponenza, stesso freddo (ossia no, il riscaldamento manca del tutto) occupando, dei locali insufficienti, il più vasto. Era il refettorio dei frati. I ragazzi _ho assistito _mangiano in un fondo di corridoio cieco, una specie di cunicolo, insinuandosi nella strettura ai posti, scavalcando gli altri per arrivarci, a turno, due tré quattro turni secondo il numero dei conviventi, mentre si cuoce la pasta viscida tutta insieme. L'aula interna non è stata mai. usata. Il Tribunale non può muoversi, spostare le udienze fuori, con tanto lavoro arretrato perdere dell'altro tempo. Qualche avvocato s'affaccia all'uscio, vede il vuoto e si ritira. S'affaccia anche il censore di passaggio. Ossequia in aria. Gli agenti, schiena al termosifone, s'impalano. Sulla panca i tré imputati spalla a spalla, ma senza scambiare parola come se non si conoscessero. Vestono la divisa invernale _ essi dunque in divisa, identificabili _l'informe grigioverde militare riadattato che qui dentro fa tanto debacle. Spalliditi di reclusione, sguardo sfuggente, rapati a zero, sembrano galeotti alla sbarra. Non mi avvicino. Ignoro i reati ed è la prima volta, più che intimidita mi sento oppressa. Non saprei che dirgli. Non so nemmeno se sia lecito accostarli prima del dibattito, non so ancora niente. M'accorgo che quello di sinistra tiene la faccia girata e sulla parte che cerca di nascondere ha rattoppi di cicatrici variegate e punteggiate da uno strano colore turchiniccio. LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI. Sovrasta il Crocifisso, non l'avevo ancora recepito. O è di quelle cose talmente ovvie che si finisce col non vederle. (Come il carabiniere immobilizzato, che non vedrò più ed è sempre presente, o almeno dovrebbe esserci.) Curioso, avevo in mente giustizia anziché legge. Apprezzo la differenza. La giustizia è difficile. Le istituzioni devono tener conto della inadeguatezza umana. Ma il codice tiene poi conto di quella grave insufficienza che è l'applicazione della lettera? La uguaglianza in questo senso è irraggiungibile. Gli uomini non sono uguali, non sono uguali a se stessi un momento dopo l'altro. Nemmeno la morte è uguale per tutti, a chi tocca pietosa a chi così atroce che una crocifissione non regge al confronto ... morte per cancro ... ma che ha in faccia il ragazzo... La voce dell'ufficiale giudiziario chiama, fuori, una specie di appello, ripetendo x nomi più volte, gridandoli, per assicurarsi delle presenze e delle assenze. M'affaccio all'uscio. È circondato di gente, gli occhiali quasi incollati sul foglio che ha in mano. Rinuncio anche con lui a parlare. In seguito, alla domanda che processi stamattina, risponderà una, o due o tré, violenze signora dottoressa, immaginandosi che di quelle m'interessi particolarmente o ritenendole il reato di maggiore spicco. Non sono dottoressa, ma si ostinerà a rendermi l'omaggio di prammatica nell'ambiente. Gli avvocati domandano che c'è oggi come in trattoria che si mangia oggi. Lui risponde la solita signor avvocato. Sottinteso violenza, che cumula violenza carnale, atti osceni in luogo pubblico, libidine violenta, sodomia incesto (assente Gomorra). È il reato più frequente insieme al furto. Un campanello evoca il suono che precede i sacramenti estremi. Entra il Tribunale. Per due porticine dietro gli scanni, dalla sala di consiglio, due porte in simmetria affinchè i giudici non siano costretti a entrare e uscire indecorosamente assieme o per questioni di precedenza. Gli agenti devono richiamare i ragazzi confusi dall'apparizione improvvisa, scuoterli a una spalla perché si mettano in piedi sull'attenti. In piedi tutti. Alcuni avvocati hanno preso posto ai tavoli, uno si posa la toga sulle spalle, altri la lasciano pendere allo schienale della sedia (e verranno richiamati se dimenticano d'indossarla). I giudici, in nero e tocco, cordoni nappe d'argento e d'oro, pettorina bianca plissata all'amido, si assidono. Quello in borghese è il componente privato, riconosco un direttore di scuola elementare (anche lui omaggiato dottore). Rimangono in piedi solo gl'imputati contro la panca e gli agenti discosti dal termosifone. Cerco d'immaginare che effetto abbia sui ragazzi l'apparato, il cerimoniale. Chiesastico: l'altare gli officianti il vestiario pretesco. Se anche questo vestiario s'imponga o sembri buffo. Il bavaglino indurito che salta fuori, un tocco per traverso o indietro alla carrettiera, i maniconi prolissi, l'ingombro donnesco delle pieghe sul corpo. Penso che cambieranno montura forse i preti, non i magistrati. L'apparato è il primo trompe l'oeil. S'impone, altroché. Fa magari paura. L'innocente e perfino la vittima hanno paura della giustizia. D'altronde chi ha facoltà di giudicare, questa suprema onnipotenza, giacché al prete è rimasto solo il potere di rimettere, non è come gli altri uomini. Anche il titolo cui si assurge a un certo grado resterà esente da qualsiasi abolizione. Quando uscieri cancellieri avvocati riveriscono con l'Eccellenza _ gli avvocati ne fanno largo uso propiziatorio _ mi viene in mente Pinocchio. Nell'intimo sento l'irriverenza come una colpevolezza, un reato. Tale e tanto e così dovuto è l'ossequio generale. Casta chiusa al di sopra di tutti e di tutto. Sono impressionata, inutile cercare di dissimularlo. È lo sconcerto precordiale che coglie al cospetto del potere assoluto. La prima causa chiamata è una violenza carnale. Va sulla pedana il più smilzo dei ragazzi, avvampando fino alla rapatura pallida della nuca. Mi riesce difficile attribuire a questo ragazzine imberbe e delicato la descrizione, sia pure sommaria, del delitto. Delitto è termine generico, comune a qualsiasi reato, ma qui suona schiacciante. E nella contestazione al colpevole, fredda burocratica, più che distacco c'è un che di brutale. Gli avvocati sogguardano nella mia dirczione, scannetto minore all'estrema sinistra. La presenza di una donna sembra divertirli. SÌ compiacciono dei particolari scabrosi esibendoli senza risparmio, già in brevi interventi rintuzzati dal sostituto procuratore. Alla parte lesa (maschietto): gliePha mostrato, come ha fatto, dove gliel'ha messo... davanti... di dietro... in bocca... A un certo punto il sostituto a bassa voce mi domanda se preferisco allontanarmi temporaneamente dall'aula. Di nuovo l'imbarazzo di essere donna? Declino l'invito. Se debbo fare qualche cosa per i ragazzi _ ma la denominazione giusta è minori traviati _se sto qui per questo, intendo rimanere e ascoltare tutto. Temo di aver messo io nell'imbarazzo il sensibile pubblico accusatore. Il più comprensivo e mite degli accusatori. Uno dei pochi giudici immuni da deformazione professionale, che incontrerò durante numerosi anni. "Un altro." Si manda via l'imputato come una pratica chiusa firmata e catalogata. La seconda causa porta sulla pedana il detenuto con la faccia per traverso, ora inevitabilmente esposta. Testimoni altri ragazzi e bambini con le stesse cicatrici turchinicce. Hanno giocato coi residuati di guerra. Sono nuovamente di scena le bombe.
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