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Vietato ai minori

Autore: Bonanni, Laudomia - Editore: - Anno: 1974 - Categoria: letteratura

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Sul muro sta scritto: La guerra è finita W la guerra. A carbone, grosso sbilenco ma con le doppie a posto. Muro di carcere. Un antico convento adibito a carcere per minori. Cortile tetro. I ragazzi sparsi a gruppi, fermi. Parafrasi di le roi è mort...? Oppure soltanto l'espressione di un desiderio, che la guerra continui per continuare nello sbaraglio? Il censore propende per questa ipotesi. Anzi ne è sicuro. Ha avuto un soprassalto alla vista dell'imbrattamento. Ecco come sono. E riescono sempre a eludere la sorveglianza. In quanto al carbone, sottrarre un tizzo in cucina _ cucina economica a legna _ si capisce è facile. D'altronde non stupirebbe nemmeno se la frase fosse stata spennellata a vernice dioguardi indelebile. Che cosa non può entrare e circolare in un carcere, addirittura armi veleno. Nelle carceri, si riprende, non qui. Un innocuo tizzo di cucina e una frase innocua anche se spavalda. (Mica abbasso il censore merda, è avvenuto altrove.) Magari provocatoria, lo ammette con se stesso, ripetendola soppesandola. Infine, rassicurato: uno scherzo. Aggiunge: indagheremo. Ci sono studenti, di famiglie perbene, come si esprime lui, perfino un nobile figlio di conte, il contino. Questo censore è un grande giovanotto biondo _ troppo biondo, chioma d'oro folta ondulata brillante _ alto, spalle larghe. Giovanotto (scapolo) quarantenne ma non li dimostra. Vigoroso, da imporsi anche, e se non altro, tìsicamente. Del resto ha il potere in mano, potere assoluto nell'ambito, e se ne rende conto con una tal quale compiacenza. Benché si dissimuli, per quanto glielo consente l'assuefazione professionale. Le roi sono io. Deve lasciarmi nel cortile coi ragazzi. Insisto. Sono autorizzata. Mi coglie una sensazione sgradevole. Intanto proprio ragazzi non sembrano, ingranditi dai corti calzoncini di tela militare (divisa interna estiva) esponendo gambe muscolose e pelose o secche e ancora più pelose. Rasati alla galeotta. In silenzio, con facce rispettosamente inespressive, mi circondano. È come sentirsi indifesi alle spalle e a un tratto la sensazione che qualcuno stia facendoti dietro le boccacce. Magari un gesto osceno. No, dopotutto ragazzi. Sei tu a non sapertici muovere, guardarli e parlargli con naturalezza. Coraggio, su. Faccio un mezzo giro. Gentilmente _ o forse timidamente _ sorrido a due teste vicine che si separano rapide. Con qualche passo accorto, come per caso, me li pongo di fronte, io schiena al muro. Contro il malcancellato (da qualcuno subito accorso con uno straccio) le roi è mort... no... la guerra è finita... Così stiamo per un poco, io a interrogare essi a rispondere monosillabi, freddini e compunti ma squadrando con quasi selvaggia curiosità. Ho chiesto che anche gli agenti si allontanassero. Stanno dal lato opposto a sorvegliare, dunque il gesto osceno no. Sicura di conoscere abbastanza i ragazzi da saper trattare con questi come con qualsiasi altro. E mi torna in mente la storia delle fotografie ascoltata poco prima nell'ufficio del censore. Fanno commercio di fotografie. Promosso dai più grandi e corrotti, dagli altri, perfino dai bambini (ma dove sono i bambini?) alimentato per guadagnarsene il favore, a volte solo per un avanzo di minestra, un pezzette di pane. Ma hanno fame? Sa com'è... le razioni... è un'età che non si saziano mai. Rivedo la foto della giovane turgida _ sorella _ sigaretta in bocca, gonna incollata, gamba fuori dello spacco, in atteggiamento così goffo da non risultare nemmeno provocante. Ai miei occhi beninteso. Requisita. A chissà quale prezzo ne era stata barattata un'altra, sempre sorella ma composta. Crocetta sul pube e dietro: ce la grasa che baia tuta, (Ortografia a parte, richiamava qualcosa di Celine.) Colpita. Sul momento. Presto capirò più in là del mio naso e di quello ben fatto del censore biondo. Ossigenato? Provo l'imbarazzo di essere donna, sono costretta a convenirne. Come tale forse mi guardano _ e per l'eccezionaiità dell'avvenimento: un'estranea, oltreché femmina _incerti se sia davvero concesso di parlare liberamente o non nasconda un tranello. Nessuno fiata. Mi tengo ritta al muro controllandomi con una certa tensione, tale è il potere di ambiguità dissimulazione diffidenza negli occhi di ragazzi reclusi. Finché Bilotte, il buffone della compagnia, quello che ha spalmato sul pane la pasta dentifricia (nel pacco delle "dame" di non so quale santo) mi si offre con un generoso: Ti rifaccio i tacchi. Lo riconosco, lui e anche altri, dal formato tessera nelle cartelle sfogliate col censore. Bilotte sa riparare le scarpe, sta imparando l'arte. Mica ciabattino, dice, calzolaio. Per adesso, nel seminterrato che ho visto durante la visita ai locali, con un vecchio "maestro d'arte" dal muso grinzo irascibile, fra scarpacce militari a bocche aperte, rappezza coi ritagli di questi residuati. Idem il laboratorio di sartoria, stesso maestro come gemello, sparsi sul tavolaccio pezzi del grigioverde avanzato alla guerra. Utilizzati perditempi. Lavoro senza compenso, non però obbligatorio. Apprendisti pochi. Ma Bilotte è ambizioso e forse, per quanto assurdo, sognatore. Ambisce a calzolaio di fino. Ha commesso qualcosa come una ventina di furti _ una ciliegia tira l'altra, anche ciliege infatti _ furterelli, cosette da poco, piccole fesserie le chiama lui. (Considerare su quale scala gli uomini hanno commesso le loro grandi fesserie in questa sciagurata guerra, e misurarvi le colpe di Bilotte: veniali.) Ora sembra fermo a non ricominciare. Sono ingenuamente disposta a crederci. Non gli creda, mi ha avvertito il censore, mangiano abbastanza, ritenendo che si sarebbero lamentati per il cibo. Invece no, ne per il cibo ne per altro, avranno paura. Dice Bilotte: Mi cascassero le mani. Se le guarda, ci sputacchia, le frega energicamente quasi per la soddisfazione d'intraprendere il qualcosa di nuovo che è una vita senza fesserie. Dopotutto bene o male qui si mangia. Sia pure senza ciliege. Qui è la sezione giudiziaria del carcere per minori, ossia riformatorio, alias casa di correzione, trasformata _ la dicitura _ in Centro di Rieducazione con annesso Istituto di Osservazione _ sulla carta _ ma si continua a dire sbrigativamente, cumulando, riformatorio o correzionale. Qui, sezione giudiziaria, scontano la condanna inflitta dai tribunali per reati non più passibili di perdono di condizionale o sono detenuti in attesa di giudizio. La mancanza di spazio costringe a unirvi i rieducandi, cioè i discoli, i disadattati, i vagabondi senza fissa dimora per abbandono o per elezione. Separare il grano dal loglio non si può. (E i bambini, dove sono i bambini?) Insomma non tutti autentici delinquenti, ancora secondo le espressioni del censore, la cui sola vista debba ispirare penosa repellenza. Oh sì certo, ragazzi. Certo certo, creature fresche senza fallo con qualcosa di vergine d'innocente e schietto. Dei disgraziati. Redimibili, sicuro. Me lo ha concesso con parole sue, retoriche. Accento sincero e falso, vorrebbe coprirsi, nascondermi la realtà senza riuscirci, spinto dall'idea di "apparire". Del resto la retorica è il linguaggio che s'impara a scuola, sovrapposto ai luoghi comuni che s'imparano in famiglia, e può esservi anche una sincerità di fondo venuta su deformata. Il linguaggio burocratico (i fascicoli) è la deformazione tout court. Abbiamo continuato mettendo sulla bilancia guerra e miseria e diosà che altro, perfino le loro stesse madri. Se fanno il mestiere li buttano fuori, quando non se ne servono... Sospensione. Perifrasi varie per significare il sesso. Aizzato dall'ambiente. O se non altro l'esplosione dell'età che di per sé può spingere a eccessi catastrofici anche in tempi normali e in ambienti normali. Nell'adolescente c'è sempre il delinquente potenziale: citazione dalle requisitorie di un PM che gode fama d'implacabilità. Tuttavia sembrava incerto se aprirsi con una donna _ o l'intrusa? _ sulla piaga della masturbazione. Le cose su cui si tace, anche in famiglia a scuola, come se fossero asessuati. Be' sì... ce n'è uno... qualcuno ... uno pare come se si volesse distruggere... pustolosi gialli... Lo ritiene ancora un vizio disgustoso e pericoloso o finge? Ho lasciato perdere l'omosessualità per non metterlo in condizione di negare. Contronatura. Detta e considerata impropriamente tale, giacché si riscontra negli animali e del resto è nella natura come le malattie. Delle quali pure si ha vergogna ma non si può certo eliminarle. E comunque repressa la natura trova il suo pertugio qualechesia. Bene, a ogni modo eccomi per cosi dire nella tana. A raffrontare l'immagine spesso terribile ricavata dai fascicoli, col ragazzo che mi trovo davanti. Il serafico biondino _ ogni domenica è lui a servire la messa _ per due volte "nella intemerata casa paterna in cui fin allora avevano spensieratamente giocato" (linguaggio delle note personali) usò violenza alla sorellina, "integra l'imene". Ma e quell'uomo (cronaca di quotidiano) che trovandosi accanto sul letto coniugale la figlia di pochi mesi, mentre la moglie era in cucina, l'ha stuprata? Improvvisamente mi trovo fin troppo propensa a capire, se non addirittura a giustificare, quello che ieri, due ore fa, prima di entrare qui, mi avrebbe per lo meno sconcertata se non proprio disgustata. Sgomento, sì. Riconosco Milli, taurino, faccia leale (bieca nel formato tessera inchiostroso) che ammazzò l'amico in un litigio. Tutti i ragazzi si picchiano, ma lui è forte e nell'ira perde il controllo. Ha il pugno proibito. Cadendo sotto quel suo pugno l'altro batte la testa a uno spigolo di pietra e ci rimane. Mi ha assicurato il censore che mai usa la propria forza coi compagni, non reagisce nemmeno alle più sfacciate provocazioni. E non è che qui manchino gli attaccabrighe. Ma il Milli diventa un masso inerte se si cerca d'indurlo alla lite. Quando un giorno dovrà rendersi conto, lui con questo acerbo senso di colpa in petto, d'un mondo in preda alla violenza, può darsi che finisca per sentirsi scagionato. Il mondo in cui l'altro compassionevole ragazzine nascosto al suo fianco, ha potuto ripetutamente giocare con una rivoltella tedesca "trovata in giro", divertirsi a puntare e minacciare per scherzo, uccidendo alla fine sua madre. Milli e questo orfano sono gli assassini dell'attuale gruppo di detenuti. Lo " studente " si considera l’avventuriere giustiziere, una specie di Zorro. Mi ride, cordiale, un po' spavaldo. Organizzò la banda, che si riuniva in certe cave fuori mano a banchettare con la refurtiva. Prelevata da dispense e cantine di ricchi o borsaneristi _ che è lo stesso, affermò in tribunale _lasciandovi il suo biglietto. Quei biglietti ornati da un teschio, con compiacimento ripetuto sui libri di scuola, e il fumo alle cave abbandonate, condussero a scoprire la banda. III B ginnasiale. Inoltre il mucchio delle bombe e armi varie "trovate in giro". Ragazzata definì l'avvocato quella che la pubblica accusa doveva fermamente sostenere autentica delinquenza. Associazione per delinquere. La stoffa di uno che voglia forzare la vita a mantenere le sue appassionanti promesse _ l'avventura, la punizione dell'avido adulto _ nello studente c'è ed è stoffa di qualità pregiata. Tutto dipende dall'uso che se ne fa, o si è indotti a farne. M'accorgo che manca nel gruppo il contino. Se n'era stato accanto al censore in abito borghese e il censore me l'aveva quasi presentato. Il suo buffo tendere la mano con l'atto mondanamente insufficiente di posare le labbra sulla mia. Si tiene appartato dagli altri. (Truffa e denunce del conte padre. Puttaniere, lo chiama il figlio. Va bene, tu mi tagli i viveri, io entro al cinema e mi trovo un frocio. Dal fascicolo processuale.) Grazie a Bilotte che ha rotto il ghiaccio (il dentifricio mai visto prima lo credeva sul serio roba da mangiare) posso ormai introdurmi nella sezione giudiziaria di un carcere minorile come in qualsiasi altro luogo dove si trovino riuniti, e sia pure costretti, dei ragazzi. Allora, non mettersi a scrutare in essi qualcosa d'ignoto temibile e repulsivo _ solo quel tanto di bene e di male esplosivamente mescolati nella natura umana _ piuttosto riconoscerli vittime. E ragazzi. Ricordarsi che sono ragazzi. Cioè esseri colmi d'un incoercibile slancio vitale e con quel tanto in sé d'intatto che è sempre, quasi sempre, nell'estrema giovinezza. Bisogna rifiutarsi comunque di ritenerli perduti, nutrire l'incrollabile fede che ognuno possa essere salvato. E sentirsi responsabili per ciascuno di essi. Avrò parlato con la mia parte di retorica, temo. Con entusiasmo e proponimenti da neofita. Lo leggo in faccia al censore mentre, io accalorandomi e lui annuendo docile, mi accompagna verso l'uscita. Attraverso una quantità di porte e il primo cancello interno, schiavardati via via da premurosi agenti. Agenti, un po' come angeli, di custodia. Oltre il cancello siamo ancora nell'ingresso che da sul cortile esterno, con la stanza di guardia a sinistra, a destra un altro uscio, chiuso. Ne proviene una sorta di pigolio, soffocato ma irreprimibile. I bambini, ecco dove sono i bambini. Sapevo che dovevano esserci: Istituto di Osservazione. Come si apre l'uscio c'investe un tanfo di polvere e pipì (alle camerate era di bugliolo). Ve ne sono, ristretti nella stanza angusta, con un solo custode, ventitré. Dai minori di quattordici anni a uno di sei. Si azzittiscono immobilizzati come topi alla vista del gatto. Con una strizzata al cuore riconosco il mio scolaro Augustino, paternità enne enne, prima elementare. Lui non mostra di riconoscermi. Guarda in terra. Lo chiamo, non risponde, fugge. Ma che ha fatto? Figlio unico di madre prostituta, è la risposta che vorrebbe essere spiritosa. Era venuta, quella madre, a scuola per giustificare l'assenza del bambino che entrava "in collegio". Mancano i locali e il personale è insufficiente, questo buco passa per l'Osservazione, c'è sopra la targa. Ma la verità è che, essendo il cortile l'unico posto per la ricreazione, li tengono tutti insieme, osservati corrigendi detenuti. Per riguardo alla visita... Prego di liberarli. Signor censore (e rex) non faccia complimenti con me, ormai sarò di casa. Prorompendo a mucchio s'attaccano alle sbarre del cancello come uccellini, non ancora abituati alla prigionia, ai ferri della gabbia. Nuovo schiavardamento fragoroso, le chiavi sono grosse, di ferro. E invasione del cortile claustrale. Assassini stupratori e rapinatori accolgono gli uccellini spennati coi quali giornalmente convivono, e non solo a ricreazione. Vedo il muscoloso Milli tirarsi su in braccio il mio Augustino rattrappito e piangente. "Sa, si spingono, sono tanti." Sono, per la precisione, al momento, centoventisette "ospiti", nello spazio per cinquanta frati del tempo antico di minuscole celle e sterminati corridoi, Potrebbero perfino ammutinarsi.

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