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LA SCAPIGLIATURA MILANESE - FRAMMENTI

Autore: Arrighi, Cletto - Editore: - Anno: 1857 - Categoria: letteratura

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Quando una parola nuova o sconosciuta risponde perfettamente ad un'idea, ad una condizione, ad un caso qualunque della vita sociale, che non si potrebbe esprimere altrimenti che con una perifrasi, la fortuna di questa parola dovrebbe essere certa. In Francia succede infatti così. Ogni mese, si può dire, fa capolino un neologismo, e quantunque l'Accademia, gli faccia il viso dell' arme, esso viene accettato a braccia aperte dal buon senso popolare, ed entra di balzo nella lingua viva appena sia riconosciuto necessario o di buona lega. Demi-monde? per dirne uno. Trovatemi, di grazia, demi-monde sul vocabolario. Ma qui da noi gli è un altro pajo di maniche. Da noi, senza ripetere le solite fastidiose canzoni, ognun sa quanto sia pericoloso e difficile l'osare, e tanto più per uno scrittoruccio di primo pelo, come sono io. Avvenne che, un bel giorno, dovendo pur trovare un titolo - oh! lettori, il titolo d' un libro! Dio vi tenga ben lontani dal cercare un titolo ... finchè durano queste condizioni!! - mi trovai nella necessità, o di coniare un neologismo o di andar a pescare nel codice della lingua qualche parola vecchia che rendesse pressapoco il concetto del mio qualsiasi romanzo. Prima dunque di osare, consultai sua maestà il Vocabolario, se mai nella sua infinita sapienza avesse saputo additarmi un mezzo di salvezza. Cerca e ricerca, finalmente trovai una parola acconcia al caso mio; perchè, s'ha un bel dire, ma la nostra lingua, per chi la vuol frugare un po' a fondo, non manca proprio di nulla, e sa dar a un bisogno parole vecchie anche per idee nuove, nello stesso modo che i Francesi sanno fabbricar parole nuove per idee che hanno tanto di barba. Però, in quella maniera che potrei star garante che scapigliatura non è una parola nuova, sarei in un bell'imbarazzo se volessi persuadervi che la è molto usata e conosciuta. Infatti fra le tante persone a cui domandai che cosa intendessero per scapigliatura, parte inarcò le ciglia, come a dire: non l'ho mai sentita a menzionare, e parte mi rispose così a tentoni, chi: l'atto dello scapigliarsi, chi: una chioma arruffata, e chi, finalmente – e costui fu un letterato - una vita da debauchè; definizioni tutte o false o inesatte e, in ogni modo, lontane le mille miglia da quel significato in cui m'ero proposto di adoperarla io. Quell' io che credevo di aver rubato il lardo alla gatta, da quelle risposte n' ebbi una delusione che mi afflisse moltissimo - ben inteso, per quanto può affliggere affliggere una delusione filologica - e avrei messo il cuore in pace, e lasciato nel dimenticatojo la povera incompresa, se una certa rincalzante smania di spuntar le cose un po' difficili - confesso un uno debole - non mi ci avesse incaponito sopra. Ed ecco lettori, se il permettete, eh' io la prendo per mano e ve la presento. In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui d' ambo i sessiv'è chi direbbe: una certa razza di gente - fra i venti e i trentacinque anni non più; pieni d'ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo; indipendenti come l'aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; inquieti, travagliati, turbolenti - i quali - e per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire fra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, e per una loro particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere, e per ... mille e mille altre cause e mille altri effetti il cui studio formerà appunto lo scopoe la morale del mio romanzo - meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte quante le altre. Questa casta o classe - che sarà meglio detto - vero pandemonio del secolo, personificazione della storditaggine e della follia, serbatojo del disordine, dello spirito d'indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti, questa classe, ripeto, che a Milano ha più che altrove una ragione e una scusa di esistere, io, con una bella e pretta parola italiana, l'ho battezzata appunto: la Scapigliatura Milanese Se tale parola non andasse a genio de' miei lettori me ne dorrebbe moltissimo, perchè io la trovo assolutamente bella. E posso ripeterlo con franchezza perché appunto non l'ho inventata io. Ed è per me tanto più bella, inquanto che essa mi rende, quasi a capello, il concetto di questa parte della popolazione Milanese tanto diversa dall'altra per i suoi misteri, le sue miserie, i suoi dolori, le sue speranze, i suoi traviamenti, sconosciuti ai giovani morigerati e dabbene, ed agli adulti gravi e posati, che della vita hanno preso la strada maestra, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli. La Scapigliatura Milanese è composta da individui di ogni ceto, di ogni condizione, di ogni grado possibile della scala sociale. Plebe, medio ceto e aristocrazia; foro, letteratura e commercio; celibato e matrimonio, ciascuno vi porta il suo tributo, ciascuno vi conta qualche membro d'ambo i sessi; ed essa li accoglie tutti in un amplesso amoroso, e li lega in una specie di mistica consorteria, forse per quella forza simpatica che nell'ordine dell' universo attrae fra di loro le sostanze consimili. La speranza nell'avvenire è la sua religione; la povertà il suo carattere essenziale. Non la povertà del mendico che stende per Dio la mano all'elemosina, ma la povertà di un Duca a cui tocca di licenziare una dozzina di servitori, vendere molte coppie di cavalli, e ridurre a quattro le portate della sua tavola, perchè, fatti i conti coll' intendente, ha trovato di non aver più che cinquantamila lire di rendita. Essa è figlia soprattutto di un' epoca non lontana e fatale; figlia generosa, giacché, chi ha traveduto il cielo, è un imbecille od un santo se si rassegna a vivere di nuovo contento e felice sulla terra. Nè voglio dire con ciò che prima di quell'epoca non ci fossero scapigliati a Milano ....... Dio me ne guardi! Strano paese sarebbe stato questo in cui la gioventù avesse avuto nelle vene tanta pacatezza, e tanto senno in cervello per soffrire con calma e senza riluttanza l'ozio forzato e la vita monotona e indecorosa che vi si conduceva ..... Come il Mefistofele del Nipote essa ha dunque due aspetti, la Scapigliatura: il buono ed il cattivo. Da un lato un profilo più Italiano che Meneghino pieno di brio, di speranza e di amore, e rappresenta il lato simpatico e forte di questa numerosa classe, inconscia delle proprie forze, anzi della propria esistenza, propagatrice delle brillanti utopie, focolare delle idee generose, anima di tutti gli elementi geniali, artistici e politici del proprio paese, che ogni causa o grande o folle fa balzar d' entusiasmo, che conosce della gioja la sfumatura arguta del sorriso, e lo scroscio franco e prolungato, ed ha le lagrime del fanciullo sul ciglio e le memorie feconde nel cuore. Dall'altro invece un volto smunto, solcato, cadaverico, su cui stanno le impronte delle notti passate nello stravizzo e nel giuoco, su cui si adombra il segreto del dolore infinito, e i sogni tentatori d'una felicità inarrivabile, e le lagrime di sangue, e le tremende sfiducie e la finale disperazione. Presa in complesso dunque, la Scapigliatura è tutt' altro che disonesta. Se non che, come accade di tutti i partiti estremi, che accolgono nel loro seno i rifiuti di tutti gli altri, anch'essa conta un buon numero di persone tutt'altro che oneste, le quali finiscono collo screditare la classe intera. Ma cotesti signori sono come nel ferro le scorie, nel demolito il marame; e c' è per essi un nome abbastanza conosciuto senza ricorrere alla scapigliatura; e anch' io sarei tentato di chiamarli cavalieri d' industria e birbanti, se l'educazione di moda non mi vietasse di chiamar chicchessia col suo vero nome. Ma, appunto come tali, essi non hanno una fisionomia particolare e si perdono in quella putrida vegetazione comune a tutti i paesi del mondo come i ladri, e le spie ... gente nata per lo più dal fango, e vivente nel fango del proprio mestiere, senza perdono e senza poesia possibile. Però la Scapigliatura li fugge per la prima e li rinnegherebbe ad alta voce, se ella avesse la coscienza della propria esistenza. Giacchè la vera ... la mia Scapigliatura potrà pentirsi qualche volta de' fatti proprii, arrossirne giammai.

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