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Considerazioni sul potere temporale dei papi

Autore: Sturzo, Luigi - Editore: Edizioni Cinque Lune - Anno: 1895 - Categoria: politica - discorsi

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α) il Pontefice d'una Religione Cattolica, cioè universale, deve avere relazione con tutti gli stati sia coi sudditi, sia coi sovrani. In ciò deve essere libero perché non sia ostacolato nel-esercizio del suo ministero. Supposto adunque che lo stato in cui, anche colla legge di guarentigia, stia un Papa, venga in guerra ed in inimicizia con una nazione straniera, non permetterebbe certo la corrispondenza del Papa né coi Vescovi, né coi sudditi, né coi sovrani, temendo inganni e tradimenti. Ed ecco una nazione allontanata dal Supremo Pastore infallibile, necessario per la cattolicità della Chiesa, per la regolarità della disciplina, per la elezione dei Vescovi, per definire le questioni, per pubblicarvi encicliche, lettere, decisioni di congregazioni e tutto ciò che spetta la legge divina ed ecclesiastica. Non solo, ma la nazione nemica a quella in cui il Papa ha sede, temerebbe che il Papa, dalle pressioni del governo, di cui si deve dir suddito, manderebbe in momenti supremi, a forza, decisioni e decreti che la potrebbero osteggiare. Anzi più: la guerra può a tale prodursi da venir assediata la stessa città capitale. Ed ecco interrotte le comunicazioni con tutta la cristianità, così il capo sarebbe diviso dalle membra e ne verrebbe per tutta la chiesa quanto si è detto di una sola nazione. Ed anche in via ordinaria, lasciando la supposizione d'una guerra sempre possibile, dovrebbe temere lettere mutilate, impedite per vendette pubbliche o private, comunicazioni interrotte, vigilanze e perquisizioni. Ciò non è mia fantasia, ma è confermato dal fatto: Pio IX dice ai Cardinali il 29 settembre '70: « Ciò viene confermato da un fatto, recentemente accaduto ai dì passati, quando cioè coloro che uscivano dalla soglia del nostro domicilio furono sottoposti a perquisizioni, spiando i soldati del nuovo governo se mai nascondessero alcuna cosa sotto le vesti ». Né credo Pio IX un menzognero, uno che esageri; del resto il fatto viene attestato da molti. Ma ciò anche avvenne in febbraio '78 dopo la morte di Pio IX; peggiore scandalo apparì quando la Riforma nel 1887 pubblicò una nota secreta ai Nunzi Pontificii non pubblicata dai tipi cattolici perché non consegnata; come mai l'ebbe la Riforma?Dai Nunzii no certo, né dalla Segreteria di Stato; dunque o dal Ministero dell'Interno di cui è organo officioso, o da privati ufficiali delle poste che la copiarono. Lo stesso anno giunse in Vaticano una lettera importantissima coi suggelli rotti, Crispi fece carpire un documento agli Archivi di Propaganda Fide e fece spiare la vita di un Cardinale: potrei citare molti fatti su ciò: ed anche che fossero esagerazioni dei cattolici, ciò è sempre possibile; dunque è un pericolo per la disciplina della Chiesa. Non parlo poi degli oltraggi fatti ai pellegrini forestieri in Roma; valgano per esempio il pellegrinaggio di Spagna il '93

e quello di Francia il 2 ottobre '92. In quest'ultimo si parla di una provocazione francese: il fatto è smentito; ma posto che fosse vero che un francese abbia scritto nell'albo dei nomi del Panteon Wil Papa Re,se ciò era offesa di lesa maestà dovevano catturare il mal capitato francese e non destare sì violenta cacciata. Ad ogni modo torto o ragione sono sempre incompatibili due autorità supreme in una città sola. Ma pure infine supposto che tra la nazione in cui il Papa si trova e il Papa corressero buone relazioni, non dovrebbero le altre nazioni temere di parzialità, di pressioni in vie amichevoli, non diffiderebbero del Papa non in ciò che è dommatico, perché in tale materia è infallibile, ma in ciò che è disciplinare e politico? Supponete un momento che il Papa se ne andasse in Parigi (e già lo ha detto nel concistoro segretissimo del '92, che se durassero le cose in tal modo lascerà Roma) e che il Papa fosse non nemico della Francia, ma amico: dite avrete tutta quella fiducia agli atti suoi, non dommatici, ma politici, civili e disciplinari? Non temete la preponderanza per via di pressione e di amicizia che avrebbe la Francia nella Cristianità, come nei settant'anni d'Avignone?